UFO su Pyramidcam?

Nella piana di Giza in Egitto, di fronte alle Piramidi, è installata una netcam, la netcam è una telecamera professionale della Star Dot con un sensore ccd da 3.1 Mpixel, dotata di zoom e che ha la possibilità di trasmettere direttamente in rete senza l'ausilio di alcun computer. Le immagini trasmesse possono essere di diversi formati,sono piuttosto buone,anche se a volte le condizioni climatiche mettono a dura prova la telecamera; si vedono spesso tempeste di sabbia e molta umidità nell'aria.In abbinamento all'immagine vengono forniti una serie di dati: data, orario compresi i secondi per calcolare anche l'aggiornamento dell'immagine, temperatura, umidità e così via.Si sono spesso viste in giro per la rete diverse di queste immagini ritraenti,oltre che alle piramidi,presunti oggetti volanti non identificati.E' da premettere che quasi sicuramente,molte di questi sono facilmente riconducibili a fenomeni legati alle condizioni climatiche suddette o ad uccelli di passaggio immortalati in quell'istante,creando la famosa "sagoma allungata",traendo così in inganno.Alcune altre di queste immagini,però,meritano sicuramente attenzione.Qui di sotto ve ne è qualcuna:
Queste sono del 23 Marzo 2006.Nella prima immagine si notano due "oggetti":uno tra le due piramidi,meno "solido" e più facilmente spiegabile con l'uccello di passaggio; l'altro,invece,in basso a destra di Khufu,dall'aspetto apparentemente solito ed argenteo.La seconda immagine,catturata solo 47 secondi dopo,presenta un solido oggetto riflettente in alto a destra di Khafre.Interessanti gli ingrandimenti:

Queste altre immagini qui sotto sono del 10 Novembre 2006.Presentano una sagoma ovoidale luminosa sopra le piramidi:
Un ingrandimento:











documentazione: www.pyramidcam.com

Abduction: il caso Antonio La Rubia


Il caso La Rubia venne indagato da una figura storica dell'ufologia brasiliana, Irene Granchi, che in una intervista concessale dal giovane, poche settimane dopo il rapimento e da cui questo racconto è desunto, raccolse tutti i particolari di quella che è da considerarsi una sconcertante vicenda, i cui riscontri obbiettivi sul soggetto e le analogie con altri episodi registrati su scala mondiale, pongono un inquietante interrogativo sulle finalità perseguite in rapporto all'uomo dalle entità che si celano dietro la fenomenologia delle abductions.
Antonio La Rubia all'epoca risiedeva a Paciencia, un borgo a 45 chilometri da Rjo De Janeiro e, per via del suo turno di servizio, era solito alzarsi alle primissime ore del mattino, per incamminarsi alla volta del deposito delle Linee Orientali.Quella mattina del 29 settembre 1977, come consuetudine, dopo una levataccia, era uscito di casa verso le 2,15. Il suo stato d'animo era relativamente disteso, non fosse che per la paura di subire un'aggressione o una rapina, essendo le strade del paese completamente deserte a quell'ora.Poco prima di arrivare alla fermata presso la quale, di norma, l'attendeva il pulmino che l'avrebbe portato in ditta, mentre stava transitando in prossimità della piccola piazza del paese, egli notò che il proprio orologio si era stranamente bloccato; volto lo sguardo in direzione di un campo limitrofo, in buona parte immerso nell'oscurità, scorse improvvisamente la sagoma di un grande oggetto di colore grigio scuro, lì apparentemente parcheggiato, che successivamente descriverà "simile ad un enorme cappello" largo settanta metri.Avvicinatosi per verificare di cosa si trattasse, realizzò che quel presunto "veicolo" era troppo strano per poter anche solo vagamente somigliare all'autobus della Compagnia. Preda di un incontrollabile sconcerto, che rapidamente si stava trasformando in paura, Antonio presagì che quell'inusitato oggetto fosse lì proprio per lui e, d'istinto, cercò di allontanarsi dalla scena di quell'assurdo capolinea. Non aveva mosso che due passi quando una vivissima ed intensa luce blu illuminò a giorno l'intera zona ed il suo corpo d'incanto si bloccò, alla stessa stregua di quanto era capitato al suo orologio, congelandone la fuga.
Prigioniero di un incubo
Accanto ad un palo elettrico, Antonio scorse a pochi metri da lui tre piccole stranissime figure: erano alte circa un metro e mezzo; la loro testa ricordava un pallone da rugby ed era attraversata longitudinalmente da una fila di "specchietti". I loro corpi, tarchiati, presentavano un ampio "torace", dal quale si dipartivano due arti simili alle proboscidi degli elefanti, che si assottigliavano progressivamente in una specie di punta terminale. Una sostanza ruvida, a scaglie, ne ricopriva il tronco, che si arrotondava verso il basso in un'unica gamba, a sua volta terminante in una specie di piattaforma, che ricordava abbastanza certi noti sgabelli."Mi sentivo come inchiodato al suolo e vidi quei due esseri afferrarmi... Intorno regnava il più totale silenzio. Non ricordo come entrai nel disco; mi ci trovai improvvisamente, fluttuante tra due file di una dozzina di quegli esseri, su ogni lato."Antonio si trovava in una specie di corridoio, apparentemente fatto di un materiale simile all'alluminio. Era percorso da un brivido. Rivolto lo sguardo dietro di sé, vide dall'alto allontanarsi il campo che aveva appena lasciato ed ebbe l'impressione che il disco fosse trasparente. D'improvviso si riaccese la luce blu e si ritrovò in una grande stanza circolare."Vidi allora una cinquantina di quegli esseri. Era come se mi sentissi chiuso in una campana di vetro ed avevo l'impressione che essi stessero comunicando tra loro, dato che volgevano l'un l'altro le teste, come per dirsi qualcosa."Antonio, che si era invano dibattuto sino a quel momento incapace di emettere alcun suono, riuscì improvvisamente ad urlare all'indirizzo di quegli esseri: "Chi siete? Cosa volete?"Con sua grande sorpresa le creature caddero tutte al suolo come birilli ed egli attribuì la cosa all'effetto sonoro della sua voce. La luce blu si riaccese, fortissima, accecandolo. Lui continuò affannosamente a dibattersi, sia per la paura, sia perché da quando era entrato nel disco aveva preso ad avvertire difficoltà respiratorie.Ora non sentiva più il proprio respiro, ma recepiva paradossalmente quello delle entità, cosa che lo stupì in quanto le credeva dei robot.L'unica installazione nella grande sala disadorna, oltre lo schermo, era data da una specie di scatola, di circa 15 centimetri di larghezza, posta davanti a lui ed il cui aspetto era vagamente simile ad un pianoforte in miniatura per alcuni tasti disposti su un lato. Lo strano congegno poggiava su due lunghi sostegni e sulla sommità evidenziava una specie di lattina nella quale gli esseri inserivano degli oggetti simili a delle siringhe che essi portavano lungo i fianchi. Ogni volta che essi compivano tale operazione, compariva un'immagine a colori sullo schermo.Ad Antonio vennero mostrate diverse scene che egli così descriverà ad Irene Granchi:
1 - Lui stesso nudo, sdraiato su u tavolo invisibile, le braccia a penzoloni, mentre due esseri lo stanno esaminando, tenendo due lampade blu puntate sul petto; contemporaneamente un terzo essere gli esamina dal retro la testa a mezzo di una lampada che però non emette un fascio di luce, ma rende completamente blu la parte superiore del suo corpo.Questa scena scomparve come una delle entità, avvicinatasi alla scatola, vi introdusse un'altra siringa.
2 - Ancora lui, nudo, in piedi.
3 - Lui, vestito, con la valigetta in mano e l'aspetto nervoso, mentre batte i denti.
4 - Un cavallo ed un carro lungo una strada polverosa; si tratta di un luogo sconosciuto ad Antonio, che però riesce a vedere il carrettiere: indossa un cappello di paglia, ha i piedi nudi e la camicia strappata.
5 - Una sfera arancione e luminosa e lui accanto, in piedi.
6 - Ancora la sfera, stavolta bluastra e con accanto uno degli esseri.
7 - Un cane che tenta disperatamente, bava alla bocca, di afferrare uno degli esseri che sta davanti a lui, senza che riesca a raggiungerlo; quando però il cane abbaia, l'essere si "scioglie" dalla testa ai piedi come un budino.Questo momento della rievocazione, annoterà la Granchi, è particolarmente toccante, in quanto la voce di Antonio subisce un tangibilissimo mutamento emotivo, che prelude alla esposizione di una allucinante seconda parte di tale scena: uno degli esseri si stacca dalla fila procedendo verso di lui, punta la siringa verso il cane, che improvvisamente assume una colorazione blu, per iniziare gradualmente a sciogliersi trasformandosi anch'esso in un informe ammasso gelatinoso.
8 - Uno stabilimento in cui, su tre linee di assemblaggio, vengono costruiti gli UFO, con milioni di analoghe entità robot addette ai lavori, tuttavia sprovviste di utensili.
9 - Un treno di vecchio tipo, malridotto e sprovvisto di finestrini, mentre imbocca una galleria, scomparendo alla sua vista.
10 - Una grande strada affollata di turisti, che gli ricorda la Avenida Presidente Vargas (una delle principali arterie di Rio) intasata dal traffico, al punto tale che tutte le auto sono ferme.
Successivamente nel suo resoconto Antonio tornerà su questa sequenza di immagini, rammentandone una scena riguardante se stesso, con del fumo proveniente dalla sua schiena, ed un'altra, vestito che vomita e si defeca addosso.
Ad un certo punto uno degli esseri si avvicina ad Antonio e, puntatogli una siringa sulla punta del dito medio della mano destra, gli estrae del sangue, riempendo la siringa sino a farla traboccare: fu questo il momento in cui vide un colore diverso dal blu o dal bianco abbacinante dominanti. L'essere quindi puntò la siringa verso un riquadro della parete, tracciando (presumibilmente col sangue) l'enigmatico disegno di tre cerchi tagliati da una "L".Nella sua ricostruzione Antonio preciserà alla Granchi di non sapere quando effettivamente collocare il momento del prelievo ematico, cioè se prima o dopo la carrellata delle inaudite immagini cui era stato sottoposto, riuscendo solo a ricordare che il proprio sequestro aveva avuto termine dopo la scena della grande strada affollata: "proiettato" all'esterno del grande oggetto, era stato "depositato" in una strada posta quasi di fronte alla stazione di -Paciencia.In altri termini egli venne probabilmente teletrasportato nei paraggi di casa sua, a tre o quattro chilometri di distanza. Non gli riuscirà ovviamente di ricostruire come fosse finito da quelle parti: l'unica cosa in lui certa fu che si ritrovò in una strada adiacente alla ferrovia e, guardando verso il basso, realizzò che una di quelle creature era con lui. Rivolto lo sguardo al cielo, vide un "grande pallone scuro" allontanarsi e al tempo stesso si rese conto che l'essere precedentemente accanto a lui era ora scomparso. Si ritrovava fra le mani la sua valigetta, ed era vestito allo stesso modo nel quale era uscito di casa; batteva però i denti per un forte senso di brivido che stava aumentando: esattamente come aveva illustrato la seconda immagine proiettata sullo schermo a bordo del disco.Il suo orologio segnava ancora le 2.20, bloccato nel momento in cui era iniziato il suo allucinante viaggio da quel capolinea maledetto.
I postumi: dolori, paura, insicurezza
Arrivato alla stazione di Paciencia, Antonio chiese l'ora: erano le 2.50 del mattino. Alle 3.10 arrivò l'autobus e Antonio lo prese, arrivando al lavoro in orario.Si sentiva male, nervoso e dolorante, ciò nonostante volle a tutti i costi sobbarcarsi l'intero turno, forse nell'illusione di rimuovere il ricordo della tremenda esperienza. A casa non .volle dire nulla alla moglie e la notte di venerdì fu un vero inferno: la temperatura corporea era sempre più alta, violenti e ripetuti conati di vomito lo colpivano e l'intestino era afflitto da continui problemi d'incontinenza; per ultimo un fortissimo mal di testa prese a tormentarlo per giorni.Gli tornarono alla mente le immagini che aveva visto a bordo dell'UFO, particolarmente quella col fumo che fuoriusciva dalla sua schiena, legata al forte calore che lo pervadeva e nella quale erano stati anticipati i suoi pesanti problemi gastrointestinali contingenti.Il sabato e la domenica questi sintomi si acuirono al punto da costringerlo a casa ed egli cominciò ad avvertire che il proprio corpo letteralmente scottava. Invano la moglie cercò di alleviarne le sofferenze strofinandolo con un po' di alcool. Il bruciore era particolarmente intenso proprio laddove, durante il sequestro, la luce blu gli era stata applicata.Il lunedì si presentò alla Compagnia, dicendo che era intenzionato a licenziarsi per via del suo tormentato stato di salute aggravato da forti difficoltà respiratorie. Come lo videro, i colleghi rimasero sconcertati dal cambiamento radicale che evidenziava il suo aspetto, nel quale non riconoscevano più il giovane sane e robusto da anni ad essi noto, e che ora in volto appariva, come riferirono, "verde come l'erba". Ad essi Antonio chiese di essere "innaffiato d'acqua" perché sentiva il corpo bruciare.Il suo malessere era talmente palese agli occhi del personale medico, da indurre un'infermiera a proporgli la somministrazione di un sedativo, che egli nervosamente rifiutò, lasciando allibiti i presenti: si trattava infatti di un'iniezione!A questo punto cominciava a farsi strada l'idea che egli fosse impazzito e se ne decise il ricovero coatto. Prima tuttavia che Antonio venisse portato in ospedale, lo psicologo della compagnia, il Dr. Neli Carbonell David volle esaminarlo, convincendosi del fatto che il giovane era afflitto solo da inaudite sofferenze fisiche, incomprensibilmente insorte.In ospedale, Antonio cominciò a parlare confusamente di UFO; ciononostante i medici che sulle prime l'avevano creduto folle, convennero in un secondo tempo sulle conclusioni raggiunte dal Dr. Neli, soprattutto quando riscontrarono che la sua temperatura corporea segnava l'incomprensibile ed altissimo indice di 42 gradi centigradi!Inoltre uno dei medici, del Rocha Faria Hospital, evidentemente informato in materia... sentendo i discorsi, sia pur frammentari del giovane, collegati al proprio rapimento, si convinse dell'opportunità di approfondirne il caso, asserendo non fosse il primo del genere che ad essi capitava, ed il cui carattere "estremamente delicato", com'egli lo definì, sarebbe stato del resto confermato da quella sensazione di vuoto che Antonio dopo oltre un mese dal proprio incidente, avrebbe continuato a recepire nel camminare, da lui sintetizzata nel concetto: "era come se galleggiassi su di una nuvola".Intervistando il Dr. Neli, Irene Granchi raccolse la seguente dichiarazione: "Non sono al momento in grado di dire nient'altro che il paziente è molto nervoso. Da un punto di vista clinico il suo stato è alquanto strano, con una temperatura corporea data da indici così variabili. Psicologicamente il suo stato è catastrofico; proverò a sottoporlo ad ulteriori test domani,. ma ritengo egli debba essere tenuto sotto osservazione da parte di un team di medici, in quanto presenta un quadro clinico assolutamente fuori dell'ordinario."Il Dr. Neli riferì inoltre che quando quel lunedì mattina aveva visitato per la prima volta Antonio nel suo ambulatorio, questi piangeva come un bambino ed era in uno stato psicologico pietoso. Ordinatogli di togliersi i vestiti, riscontrò che il suo corpo era letteralmente coperto da eruzioni cutanee. Il giovane aveva un'incredibile sete, in quanto sentiva la gola letteralmente ardergli. Infine il medico confermò che egli aveva effettivamente vomitato per l'intera notte.
Malgrado poco conosciuto, il Caso La Rubia può dirsi un vero prontuario dei tipici tratti ricorrenti in un IR4: un modello esemplare per la sintomatologia che esso evidenzia sul piano fisico e psicologico del soggetto. Quest'ultima, la classica "sindrome da abduction", sintetizzata nella vicenda di Antonio nel mutamento radicale della persona, nello stato confusionale, nella soverchiante paura, nella paresi corporea e nella sensazione di "camminare nel vuoto", è oggi riproposta da una vastissima casistica internazionale, più o meno nota, e da una letteratura specialistica i cui contributi vanno da John Mack a David Jacobs, e da Karla Tumer a Whitley Strieber.
Conclusione
Essendo impossibile trarre delle conclusioni su vicende come quella di La Rubia, o su tante altre analoghe, che indipendentemente dai propri tratti peculiari sono solo tessere sparse di un mosaico il cui significato ci sfugge completamente, o meglio ancora rappresentano la punta di un iceberg dalle dimensioni sconosciute, è forse stimolante al fine di interrogarci circa l'esigenza di un nuovo approccio alla sconcertante ed enigmatica fenomenologia delle abductions e al mistero UFO più in generale, riflettere su quanto scriveva già nel '77 John Keel, riguardo la centralità dell'esperienza del testimone."Abbiamo passato vent'anni cercando una soluzione di tipo semplicistico... La verità è indubbiamente molto, molto più complessa e può risiedere del tutto al di fuori delle scienze riconosciute e quotate. La sola via di scoprirlo è eseguire studi approfonditi su tutto ciò che accade nelle zone soggette a 'flap', e di correlare gli incidenti scoperti in queste zone... non la sconnessa ma scientifica raccolta di rapporti sulle luci in cielo. La gente di tutto il mondo sta entrando in un incubo fantascientifico... Non possiamo più ignorare ciò che è strano o che sembra irrilevante. Qualcuno... o qualcosa... sta attraversando molti muri. E gli ufologi sono così occupati a guardare attraverso i loro telescopi che si sono estraniati dalla realtà, qualunque essa sia. Smettiamo di provare l'esistenza, l'origine, la meccanica degli oggetti. Ci abbiamo giocato per vent'anni e non abbiamo ottenuto niente. È ora di fare uno sforzo concertato per scoprire che cosa succede... Gettate via i vostri inutili moduli e questionari d'avvistamento, con le loro innumerevoli domande sulle dimensioni, velocità e quote di oggetti volanti non identificati! Cercate di scoprire tutto del testimone... e scavate nella sua memoria (ma senza mai fare domande guida che lo portino alla risposta voluta) nella sua fanciullezza. Sarete sorpresi di ciò che ne uscirà. E dopo avere visitato abbastanza zone infestate, la vostra sorpresa si muterà in orrore deprimente. Getterete nella spazzatura i vostri libri di astronomia ed esobiologia e vi ritroverete a considerare e riconsiderare l'intero problema ufologico."
fonte ed approfondimento:www.edicolaweb.net

Filmato un essere?

Una coppia di coniugi di mezz'eta' in Florida che asserisce di essere rapita dagli alieni ha posizionato nella camera da letto una telecamera nascosta per cogliere sul fatto gli Alieni durante le loro visite notturne.Nel filmato viene mostrato un presunto alieno ripreso dalla telecamera.
Si tratta della verità o la solita burla?

video
fonte: www.centroricercheufoliguria.135.it

L'UFO del Montegrappa

Il 17 giugno 1998 a Paderno del Grappa, nella pedemontana della provincia di Treviso, ebbe luogo un clamoroso avvistamento UFO corroborato da una sequenza di nitide fotografie.I testimoni principali furono Aldo (Edy) Guadagnini, di 34 anni e sua figlia Sonia, di 12 anni.Le altre persone presenti, un bambino di quattro anni, figlio di conoscenti e la moglie di Guadagnini ebbero scarsa possibilità di recepire l'accaduto. Il bambino, infatti, non si era praticamente distolto dai propri giochi e la signora Guadagnini, intenta ad accudire la figlia più piccola, aveva lanciato unicamente solo uno sguardo distratto in direzione dell'oggetto.Nel pomeriggio di quella domenica, alle ore 14.40, Aldo Guadagnini stava osservando, come fa spesso nel tempo libero, con il suo binocolo TENTO 20x60 di fabbricazione sovietica, le montagne prospicienti la propria abitazione, mentre nubi minacciose si affacciavano all'orizzonte."Stavo guardando, - racconta Guadagnini - dal terrazzo posto al Iato nord della mia abitazione, il versante sud del Monte Grappa compreso tra i paesi di Borso e Paderno del Grappa, con il mio binocolo (Mod. TENTO 20x60 di fabbricazione sovietica) quando mia figlia di anni 12 mi chiese se potevo fotografare una mongolfiera che emetteva un riflesso luminoso. Per guardare di che mongolfiera si trattasse ho puntato il binocolo nella direzione segnalata (nord-nord/ovest). Ad un'altezza stimata di circa 200 metri era immobile nel cielo un oggetto di forma circolare con una fascia più scura ben visibile (anch'essa di forma circolare) nella parte inferiore, con al centro una zona apparentemente metallica.Nella parte superiore dell'oggetto era ben visibile il riflesso della luce del Sole".Guadagnini ebbe subito la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di non convenzionale: l'oggetto aveva la forma di due piatti concavi posti specularmente uno sopra l'altro e presentava nella parte inferiore una fascia circolare di colore scuro, con al centro un gettone metallico sporgente, che riprendeva il colore della parte superiore.L'UFO aveva le apparenti dimensioni di una grossa berlina (circa 718 metri di diametro), uno spessore di circa due metri e si librava a circa 200 metri dal terreno con un angolo di circa 40° dal suolo; la distanza dal testimone poteva calcolarsi intorno ai 200-250 metri.Dopo una trentina di secondi di sconcerto, ma anche di attenta osservazione, Guadagnini posò il binocolo e corse a prendere la propria macchina fotografica, che aveva un rullino già sfruttato in parte con istantanee scattate alla figlia dodicenne.La macchina in questione è una reflex CANON EOS 5, con controllo visivo della profondità di campo, abbinata ad un obiettivo CANON 50 mm. F 1.8 EF HSM e munita di pellicola KODAK da 100 ASA."L'oggetto - continuò il testimone- iniziava lentamente a spostarsi verso nord-est dopo essersi awicinato un po'. Riallontanandosi ha ripreso il suo volo verso nord-est a velocità più sostenuta (non ho udito nessun tipo di rumore che potesse far pensare a dei motori usati per la propulsione). Lo strano velivolo si è rifermato in direzione del Monte Tomba per circa 10 secondi, poi, con uno spostamento laterale notevole di circa 300 metri mi è quasi sparito sotto gli occhi. Bloccatosi di colpo (sempre nella direzione nord-est), dopo circa cinque secondi di immobilità, si è proiettato verso l'alto ad una velocità incredibile e in pochi attimi è sparito alla mia vista".Aldo Guadagnini incominciò a scattare una serie di dodici fotogrammi in sequenza dei quali due praticamente identici, dato che aveva schiacciato il pulsante in tempi troppo ravvicinati. Dalle immagini si può notare l'oggetto in movimento e la sua forma in diverse angolazioni prospettiche.Durante tutte le sue evoluzioni, l'oggetto non produsse alcun suono e non creò alcuna visibile perturbazione nell'aria circostante; il testimone ebbe la sensazione che tutti i rumori di sottofondo della natura si fossero come annullati fino alla completa scomparsa dell'oggetto.
Secondo Guadagnini l'UFO dava tutta l'impressione di voler monitorare il terreno sottostante, come per cercare un valido punto di atterraggio. Per tutta la durata del periodo di evoluzione, sconcertante era il senso di potenza, e capacità tecnologica che l'oggetto emanava.Per Guadagnini, meccanico di professione, abituato a lavorare con motori e materiali di un certo contenuto tecnologico, mai una macchina terrestre avrebbe potuto librarsi immobile in aria per poi eseguire improvvisamente un Demat-Mat senza sconvolgere la propria struttura e creare danni fisici agli eventuali occupanti a bordo. Da attento osservatore del cielo, Guadagnini è abituato a riconoscere gli oggetti convenzionali che, tra l'altro, passano di frequente nel corridoio aereo sulla sua abitazione: una cosa simile non l'aveva mai vista.Stando sempre alle parole del testimone, la superficie dell'UFO appariva costituita da una sorta di metallo satinato che si avvicinava molto nella tonalità cromatica a quello delle comuni posate da cucina. Guadagnini ebbe la sensazione che tale effetto metallico rendesse il riflesso del Sole sull'oggetto poco nitido e definito, anzi quasi diafano e tremolante. In via del tutto ipotetica possiamo pensare che l'oggetto, in alcuni momenti stesse vibrando, oppure che fosse dotato di un campo di forza legato al suo sistema di sostentamento a propulsione, in grado di riflettere la luce, modificando l'angolo di incidenza e creando così un effetto di tremolio.
Le fotografie mostranti l'oggetto furono analizzate mediante filtri computerizzati,visionando e scansionando i negativi originali.Gianfranco Lollino su "Notiziario UFO" n. 21 dell'Ottobre 1998,scrive: "Il materiale fotografico inviatomi dal dottor Maurizio Caruso, del CUN di Treviso, riguardante la ripresa di un UFO apparso al signor Guadagnini e sua figlia il 7 giugno 1998, rappresenta senza dubbio una delle sequenze più nitide e significative di un disco diurno, mai analizzate a tutt'oggi sia dal CUN che da altri organismi ufologici stranieri.Alcune circostanze hanno certamente giocato a favore del testimone: La fotocamera sofisticata, una EOS 5, l'illuminazione del sole a circa 60° di altezza sull'orizzonte e la prontezza nella ripresa fanno di questo caso un documento visivo importantissimo, anche in considerazione del fatto che, come raramente accade, abbiamo potuto visionare e scansionare i negativi originali e questo grazie alla sensibilità e generosità del testimone.Al di là della vicenda umana e del resoconto testimoniale, attualmente al vaglio degli inquirenti del CUN di Treviso, la consulenza che mi è stata richiesta per l'analisi delle pellicole ha seguito un iter che possiamo definire di routine per ciò che riguarda la metodologia, ma suscettibile di ulteriori sviluppi ed aperto ad ogni tipo di valutazione per ciò che riguarda l'analisi fotografica computerizzata con una strumentazione in continua evoluzione.Il negativo usato, una Kodak Gold 100ASA, è stato trattato da un punto di vista chimico-fotografico in maniera del tutto standard".In un'analisi del dott.Franco Mari su una delle fotografie si legge: "..è stato usato l'effetto rilievo che non svela l'uso di fili nascosti nell'immagine inferiore accentuando i contorni e con aggiunta di una maschera di contrasto s'intravede una zona periferica più chiara e sfumata che riflette la luce, il che dimostra la presenza fisica dell'oggetto nello spazio circostante. Ad onor del vero l'unica valutazione che non può essere fatta con un simile fotogramma è la tecnica del lancio di un oggetto miniaturizzato, anche se alcune considerazioni successive portano a rendere altamente improbabile quest'ultima riflessione".
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L'incontro ravvicinato di Haroldo Westendorff

di Tiziano Morresi
Il 5 novembre 1996, i giornali annunciarono a caratteri cubitali l’avvenimento sensazionale di cui era stato protagonista un esperto pilota civile brasiliano.Verso le ore 10,18 di quel giorno, Haroldo Westendorff era decollato con il proprio monomotore Piper Apache dal campo di volo della città di Pelotas, nell’estremo sud del Paese. Stava volando da circa dodici minuti, a 5000 piedi di quota, al di sopra di un grande lago, distante circa 8 chilometri da Pelotas, quando improvvisamente s’imbatté in un gigantesco oggetto volante. Chiese immediatamente via radio alla torre di controllo se l’oggetto fosse visibile anche dal suolo. Ne ricevette conferma, con l’esplicita richiesta di eseguire un rapporto a distanza ravvicinata. Westendorff si avvicinò quanto possibile all’incredibile ordigno: non si era mai occupato di UFO e la cosa lo stava tremendamente intrigando. Avvicinandosi ulteriormente, il pilota comprese che non poteva trattarsi di un oggetto di costruzione terrestre, essendo completamente diverso da qualsiasi tipo d’aeromobile in cui si fosse imbattuto, anche nel corso della sua attività di stuntman negli USA ed in Francia.Lo si poteva tutt’al più paragonare ad una combinazione un po’ eccentrica di aeromobili di strana natura; assomigliava ad una specie di corpo piramidale a più facce e spigoli arrotondati; con il vertice tronco: lungo ognuno dagli otto o dieci pannelli laterali presentava aperture triangolari, simili a finestre. La superficie dell’oggetto era bruna. Misurava settanta metri di altezza e cento di larghezza: le stesse dimensioni di un campo da football. Al contrario l’aereo di Westendorff, con la propria apertura alare di soli sei metri, a dir poco, scompariva. Il pilota passò dai dodici ai quattordici minuti, volando in prossimità dell’oggetto, tentando di coglierne gli aspetti che poteva. Dal momento che l’aeroporto di Pelotas non disponeva di unità di avvistamento radar, egli pensò che in ogni caso quella del più "vicino" aeroporto, sito a Curitiba, a 700 Km a nord, dovesse avere inquadrato l’oggetto. Tuttavia le autorità responsabili dell’installazione smentirono di aver ricevuto alcun rilevamento in proposito.
L’oggetto si spostò lentamente e volò in direzione della costa sud/ovest, ad una velocità di 100 km orari. Westendorff riuscì a girargli attorno per tre volte, avvicinandosi con la punta delle ali sino a 40 metri dall’UFO. Dopo il terzo giro, il vertice arrotondato dell’enorme cono scomparve, rivelando una specie di apertura dalla quale uscì un classico disco volante che, asceso in verticale ed assunto un assetto orizzontale rispetto al velivolo madre, partì di scatto con una impressionante velocità. Il disco aveva un diametro di circa dieci metri, e Westendorff stimò che la sua velocità dovesse aggirarsi a qualcosa come dieci volte quella del suono. Apparentemente esso non aveva notato la presenza del Piper, il cui pilota decise di effettuare un volo al di sopra dell'astronave: a tal scopo, dovendo guadagnare quota per superarlo in altezza, si allontanò, compiendo una virata, di diverse centinaia di metri, per poi prendere a salire verticalmente. In quel mentre l'oggetto cominciò a muoversi sempre più velocemente; raggi luminosi di colore rosso, partiti dal vertice, tratteggiarono improvvisamente il cielo e l'UFO iniziò una rapida ascesa. Pertanto Westendorff abbandonò risolutamente il proprio piano: in quel preciso momento egli provò per la prima volta una forte paura, pensando che il movimento repentino avviato dalla mastodontica astronave potesse determinare turbolenze nell'aria, suscettibili di fare precipitare o addirittura esplodere il monomotore. Pilota esperto, sapeva che per evitare le conseguenze di simili effetti indotti dal movimento di grandi velivoli, egli avrebbe dovuto posizionarsi per almeno tre minuti in coda all'UFO. Dal momento però che quest'ultimo aveva le stesse dimensioni d Boeing 747, l'onda d'urto risultante sarebbe stata di proporzioni immani, non sostenibili dal piccolo velivolo. Egli era pertanto in quel momento pronto al peggio, tuttavia, con sua grande sorpresa, lo spostamento dell'oggetto non generò alcuna turbolenza.
Qualcuno degli addetti dell'aeroporto di Pelotas lo consigliò di informare via radio la stazione radar militare di Curiba, cosa che egli fece; alla domanda se anch'essi vedessero l'oggetto in questione, ottenne però risposta negativa. Westendorff contattò quindi per una seconda volta la stazione, chiedendo se per caso essi avessero quantomeno qualcosa di insolito sui propri schermi, ricevendo anche in questo caso risposta negativa; al quarto tentativo inutile, decise di desistere. A detta dell'aeroporto di Curitiba, non vi era traccia di traffico aereo nel raggio di 300 km dal suo velivolo. Westendorff era convinto che i militari stessero mentendo, in quanto in quell'area si trovano due città provviste di aeroporto, Santa Maria e Porto Alegre e non poteva non esserci riscontro di traffico aereo commerciale in corso.Si consideri inoltre che il suo incontro ravvicinato era stato seguito da alcuni bagnanti sulle spiagge di Pelotas.Al di sopra del monomotore si trovava una spessa coltre di nubi, entro la quale il gigantesco UFO si era immerso. Il pilota decise ancora una volta di agganciare l'oggetto, penetrando lo strato di nuvole. Uscitone a 3500 metri di quota, constatò però che l'astronave era scomparsa. Westendorff contattò allora via radio la propria moglie, alla quale iniziò a raccontare l'esperienza appena vissuta. Fu in quel momento che comprese in quale situazione dannatamente pericolosa si era cacciato e cominciò a tremare: la donna non gli credette, e considerò la sua storia come pura follia.
Al suo arrivo all'aeroporto di Pelotas, stampa e televisioni erano già sul posto ad attenderlo: tre suoi amici, anch'essi piloti privati, avevano ascoltato via radio quanto aveva riferito del proprio incontro, ed avevano informato la stampa. Westendorff però si rifiutò di rilasciare alcuna dichiarazione, desiderando in primo luogo parlare con gli addetti alle comunicazioni della torre di controllo, per ottenere conferma del suo incontro ravvicinato davanti alla stampa. In caso contrario, avrebbe taciuto. Il responsabile della torre di controllo contattò quindi il proprio superiore, un ufficiale dell'aviazione di stanza a Porto Alegre, chiedendogli il nulla osta per parlare pubblicamente di UFO. L'ufficiale replicò rimettendo la decisione del caso al proprio subordinato, che dal canto suo si mise a disposizione di Westendorff. Tutti finirono così col comparire sulla principale rivista brasiliana ISTOE, cosa che assicurò al caso dell'incontro ravvicinato del pilota una eco di straordinaria portata. Westendorff dichiarò fra l'altro che, durante le proprie manovre di avvicinamento all'enorme oggetto, non aveva avuto modo di registrare alcun effetto di ordine elettromagnetico o fisiologico.Il Caso Westendorff potrebbe a giusta ragione entrare nella storia degli avvistamenti di UFO, come l'incontro più ravvicinato in assoluto di un pilota con un ordigno sconosciuto: i numerosi testimoni, fra i quali tre tecnici addetti alle comunicazioni dell'aeroporto, tre civili che avevano ascoltato la conversazione di Westendorff via radio ed infine i numerosi osservatori che da terra avevano seguito l'episodio, conferiscono al caso ulteriore attendibilità. Le dimensioni e la forma dell'oggetto, escludono infine radicalmente ogni possibilità di equivoco con aeromobili di costruzione terrestre, più o meno noti.
fonte:http:www.edicolaweb.net

USO nell'ex URSS


Dalle ricerche di Paul Stonehill esponente della Russian Ufology Research Center che possiede una raccolta di avvistamenti nell'idrosfera l' attivita' Uso e sempre stata seguita dai ricercatori militari e gli archivi segreti della Marina Sovietica contengono numerosi rapporti ancora Top Secret e malgrado il riassetto politico attuale sono ancora "quasi" totalmente inaccessibili.Negli anni 50 un'ufficiale della Marina di stanza a Sebastopoli osservò un oggetto che emerse da dietro un incrociatore proveniente dalle profondità del Mar Nero. Una foto di questo oggetto e' in possesso del suo amico, il Prof.Korsakov dell'Universita' di Odessa al quale l'ufficiale raccontò il fatto.Nell'Agosto 1965, in navigazione sul Mar Rosso, l'equipaggio della motonave Raduga fu testimone di un fenomeno anomalo. A circa due miglia dal natante, una sfera infuocata schizzò fuori dall'acqua e si librò sopra la superficie del mare, illuminandola. La sfera aveva un diametro di circa 60 metri e rimase sospesa sull'acqua ad un'altezza di 150 metri. Si alzò allora una gigantesca colonna d'acqua mentre la sfora emergeva, per infrangersi nuovamente in mare pochi istanti dopo.Nel Dicembre 1997, non lontano dall'isola di Novy Georgy, anche l'equipaggio del motopeschereccio Vasily Kiselev vide qualcosa di davvero straordinario: un enorme oggetto a forma di ciambella, dal diametro compreso tra i 300 e i 500 metri, stava emergendo rapidamente dalle profondità marine. Una volta nell'aria, si librò a 4000-5000 metri d'altezza, mentre il radar del motopeschereccio cessava improvvisamente di funzionare. L'oggetto stazionò sull'area per tre ore, per poi scomparire di colpo.In altri casi,sommergibilisti sovietici riferirono di contatti con velocissimi oggetti subacquei raccolti dai sonar sovietici; i tecnici idroacustici "sentivano" strani "bersagli" a grande profondità. In effetti i loro sommergibili venivano inseguiti da altri "sommergibili".Gli inseguitori cambiavano velocità a loro piacimento - velocità assai più elevate di quanto fosse possibile per qualsiasi altro mezzo navale al mondo.
Nell'estate del 1982 Mark Shteynberg e il tenente colonnello Gennady Zverev stavano eseguendo il periodico addestramento dei sommozzatori di ricognizione ("uomini rana") nelle regioni militari del ]ilirkestan e dell'Asia Centrale. Le esercitazioni di addestramento si stavano svolgendo presso il lago Issyk-Kul, profondo bacino dell'area Transiliysk Alatau.
Gli ufficiali ricevettero la visita, alquanto inattesa, del generale di divisione V. Demyanko, comandante del Corpo Militare Sommozzatori del Genio del Ministero della Difesa. Egli giunse per informare gli ufficiali del luogo di uno straordinario evento che si era verificato durante le esercitazioni in Siberia.Gli uomini rana si erano imbattuti in misteriosi nuotatori subacquei, molto simili agli umani nell'aspetto ma di dimensioni enormi (quasi tre metri di altezza).Questi nuotatori erano rivestiti di aderenti tute argentee, nonostante la gelida temperatura dell'acqua. Ad una profondità di 50 metri, questi "nuotatori" non indossavano respiratori bensì elmetti di forma sferica che nascondevano le loro teste.Il comandante locale, allarmato da questi incontri, decise di catturare una di queste creature. Con questo obiettivo in mente, un gruppo scelto di sette uomini rana andò a caccia di uno degli strani nuotatori. Mentre cercavano di coprire la creatura con una rete, l'intero gruppo venne scagliato dal profondo delle acque sino alla superficie da una potente forza.Gli uomini rana rischiarono di morire, poiché avevano bisogno di soste di decompressione per bilanciare la pressione dei loro organismi. Tutti i membri della sfortunata spedizione furono colpiti da malessere da decompressione, noto come embolia gassosa, e l'unico trattamento utile a disposizione era quello di collocarli in una camera di decompressione. Sfortunatamente, la più vicina poteva contenere solo due individui; quattro uomini rana vennero messi nella camera, tre morirono e gli altri rimasero invalidi.Sebbene il lago Issyk-Kul sia meno profondo del lago Baikal, entrambi ospitavano simili misteriose creature.Poco tempo dopo, i militari del Turkmenistan ricevettero un ordine dal comandante in capo delle Forze di Terra, ordine che richiedeva un'analisi dettagliata dei fatti del lago Baikal. I documenti contenevano bollettini del Genio, elencanti apparizioni di creature subacquee in numerosi laghi, dischi giganti e sfere che andavano e venivano dai laghi, potenti luci provenienti dalle profondità, etc. I documenti erano ultrasegreti ed utilizzati "per prevenire incontri non necessari".
Sempre sugli USO in Russia,famosa è la testimonianza di Alexander G. Globa, un marinaio della nave cisterna sovietica Gori, che fu pubblicata sul terzo numero della rivista Zagadki Skinska di Odessa.Nel Giugno 1984, la Gori si trovava nel Mediterraneo, a venti miglia nautiche dallo Stretto di Gibilterra. Alle quattro pomeridiane Globa era di servizio, assieme al comandante in seconda S. Bolotov. Stavano osservando l'ala aggiuntiva del ponte di sinistra,quando d'un tratto avvistarono un oggetto policromo che, piazzatosi di poppa alla nave, si fermò istantaneamente. Bolotov non stava più nella pelle dall'eccitazione, agitava il suo binocolo e gridava: "Mio Dio, guardate, è un disco volante, un disco vero!' Correte,venite a vedere!" Globa scrutò attraverso il binocolo e vide a poppa un oggetto appiattito che gli ricordava una padella rovesciata. L'UFO scintillava di riflessi grigio-metallici. La porzione inferiore del velivolo aveva una forma perfettamente rotonda, con un diametro di una ventina di metri. Intorno alla parte infe-riore dell'oggetto Globa vide anche protuberanze a onde sul rivestimento metallico esterno. Il corpo centrale dell'oggetto consisteva in due semidischi, il più piccolo in cima, che lentamente roteavano in direzioni opposte. Lungo le circonferenza del disco inferiore, Globa vide molte luci splendenti e brillanti, simili a perle. L'attenzione del marinaio si focalizzò sulla parte inferiore dell'UFO: sembrava completamente levigato e uniforme, del colore di un rosso d'uovo e al cui centro Globa distinse una macchia rotonda, simile ad un nucleo. All'estremità del fondo dell'UFO, che era pienamente visibile, c'era qualcosa di simile ad una tubazione. Splendeva di un colore innaturale roseo acceso, come una lampada al neon. La sezione mediana del disco superiore era circondata da un marchingegno triangolare, che sembrava muoversi nella stessa direzione del disco inferiore, ma molto più lentamemte. D'improvviso l'UFO balzò in alto, diverse volte, come mosso da un'invisibile ondata, mentre molte luci ne illuminavano la parte ventrale. A quel punto l'equipaggio della Gori cercò di attrarre l'attenzione dell'oggetto usando un segnalatore luminoso nautico. Lo stesso capitano Sokolovky era giunto sul ponte con i suoi uomini, e osservava intensamente l'oggetto insieme al vice comandante. Tuttavia un'altra nave che si avvicinava al lato del porto catturò l'attenzione dell'UFO: si trattava di un mercantile arabo diretto in Grecia- Gli arabi confermarono che l'oggetto era sospeso sopra la loro nave.Un minuto e mezzo dopo l'oggetto modificò la traiettoria di volo, si inclinò a destra, acquistò velocità e risalì rapidamente. I marinai sovietici lo osservarono mentre attraversava le nuvole, tra le quali appariva e scompariva nuovamente, splendendo di tanto in tanto nei raggi del Sole. Il velivolo brillò di luce tremula,come una scintilla, ed infine si dileguò in un baleno.
documentazione:www.ufologia.net,www.angelsofmars.it

Il controverso crash di Kecksburg

Il 9 dicembre 1965 a Kecksburg, nel Westmoreland County, in Pennsylvania avveniva quello che molti hanno ribattezzato il Nuovo caso Roswell, per le analogie con l'incidente avvenuto nel Nuovo Messico.Secondo le testimonianze dell'epoca, quella sera gli abitanti della città americana videro nei cieli un grande corpo luminoso di colore blu che probabilmente precipitò in un bosco della zona provocando un fragoroso rumore.Molti dei testimoni,infatti,udirono ripetuti frastuoni e un forte colpo finale, probabilmente causato dall'impatto somigliante al caratteristico rumore di un tuono.Dopo l'impatto,essi affermarono di aver visto numerosi soldati armati,poliziotti ed agenti federali recintare meticolosamente il territorio, proibendo il transito ai civili. Inoltre altri testimoni rivelarono che nei giorni successivi alcuni ufficiali visitarono le case nei dintorni e minacciarono i residenti di tenere la bocca chiusa sulla vicenda.Molti testimoni, inclusi alcuni piloti che la videro, pensarono si trattasse di un aereo incendiato.La spiegazione che fu data per il dispiegamento ingente di uomini e mezzi fu quello della caduta di un meteorite, tesi peraltro mai confermata dal governo federale degli Stati Uniti ma solo dalle autorità locali. La stampa sostanzialmente ignorò la notizia fatta eccezione per poche righe apparse nel giornale "The Tribune ­Review" che spiegavano laconicamente di un oggetto non identificato precipitato e recuperato dai militari, senza addentrarsi in analisi o far filtrare nuove indiscrezioni.A dispetto di quanto detto dalle autorità locali e militari,ciò che raccontò John (uno pseudonimo di un testimone che aveva visto l'UFO) rivelò dettagli particolari per un "meteorite": "Ero allora un adolescente– disse John che fu chiamato sul luogo dell’impatto dopo le 16:44 in qualità di pompiere dalla zona di Latrobe per cercare l’UFO schiantatosi – Era agli inizi di dicembre e c’era anche poca neve.Vidi un oggetto infiammato nel cielo. Non so bene in che direzione andasse, ma veniva da nord. Risposi alla chiamata e mi fu detto che c’era bisogno di una squadra di ricerca perché si credeva fosse un aereo precipitato. Così pensai ‘Oddio, ecco quello che vidi’.".Quando i pompieri arrivarono al Kecksburg Fire Hall, furono viste le cartine geografiche e furono spediti dei gruppi divisi in zone."Stava diventando buio ed avevamo torce - continuò John - Fummo caricati sul retro di un camion e ci dissero di andare per di là e così facemmo. Un’altra squadra trovò l’oggetto. Assolutamente non era un aereo, né un astronave, né un elicottero, niente che avessi mai visto prima. Era caduto in una zona parte prato e parte foresta e noi andammo ad investigare. Scoprimmo che l’UFO si era schiantato in un angolo di 30-40°, aveva spezzato molti tronchi d’albero. Non era un aereo, di questo ne ero più che sicuro! Non c’era fusoliera, era un unico pezzo solito, senza né portelli né finestrini. Era a forma di ghianda e giaceva su un fianco, come una ghianda proprio. Sono stato macchinista per 24 anni e ho lavorato con tantissimi tipi di metalli, ma non ne avevo mai visto uno simile.Aveva anche delle scritte sopra, non come le nostre, ma ieroglifici tipo antico egizio. Aveva una specie di paraurti attorno e le scritte erano lì sopra. Ho letto un sacco di libri sugli egizi, sugli inca, sui peruviani, ma non era la loro scrittura".L’oggetto non era rotto, solo sbeccato. Non emetteva fumo, vapori né altro.La parte visibile dell’UFO era tra gli 8-10 piedi lunga, 6-7 larga.Il cratere che scavò nel terreno era di forma rettangolare. John disse che la polizia di stato era arrivata e che subito l’area fu isolata e smantellata. Mandarono via tutti a tarda notte. Portavano enormi radio e oggetti simili, guardie armate per bloccare i curiosi. I pompieri furono fatti sloggiare.Tutto finì sotto il loro controllo. Fu portato un grande camion, e dopo un’oretta, tornarono tutti indietro portando quel grande oggetto coperto da un telo con scorte militari davanti e dietro.
Molti ricercatori hanno provato ad indagare, per documentare meglio i vari risvolti della vicenda, sentendo parallelamente la storia dei testimoni e la versione delle autorità per disegnare in maniera oggettiva le conclusioni, e fare luce su cosa accadde realmente quella notte di 40 anni fa.Uno degli autori della ricerca è la giornalista Leslie Kean, che curò un servizio per il canale via cavo Sci-Fi Channel , una delle reti possedute dal colosso delle comunicazioni NBC. Convinta delle anomalie del caso,Kean e alcuni suo collaboratori due anni fa hanno portato la NASA in tribunale, facendo riferimento alla legge sulla trasparenza delle informazioni, e raccogliendo tutte le notizie che il governo teneva archiviate concernenti l'avvenimento.Il giudice del tribunale di Washington Emmett Sullivan non ha accettato la giustificazione della Nasa secondo cui le carte dell'incidente erano irrimediabilmente scomparse e vuole che entro la fine dell'anno siano riportati alla luce i documenti relativi all'incidente degli anni Sessanta."Quella sera qualcosa è accaduto -sottolinea la Kean - La Nasa fino a oggi ha fatto ostruzionismo e adesso ha l'obbligo di portare alla luce la verità che 40 anni fa tenne nascosta. È una vittoria per quei cittadini che a suo tempo non si fecero intimidire".Quella causa continua, ma nessuna rivelazione finora è stata sollevata dalle mani della NASA. L'avvocato di Kean ha tutt'ora presentato una nuova istanza ma il processo pare ad un binario morto. Un portavoce della NASA ha confermato alla stampa accreditata che l'agenzia,quando le fu chiesto di analizzare i frammenti,giunse alla conclusione che questi fossero riconducibili ad un satellite russo. Kean e Helfrich non credono alla spiegazione fornita dall' Agenzia Spaziale Americana. Infatti dopo avere studiato i percorsi orbitali dei satelliti conosciuti e di altre sonde, fino 1965, hanno concluso che l'oggetto non poteva essere un satellite russo o qualunque altro oggetto di natura artificiale. Nuovi interrogativi vengono inoltre sollevati sulla forma dell'oggetto. Alcuni testimoni sostengono che fosse simile ad una grossa campana di bronzo con striature dorate ai lati e misteriosi segni mai visti prima. Naturalmente queste indiscrezioni non ha trovato conferme sicure, e possono benissimo essere frutto di speculazioni o dichiarazioni distorte. Restano tuttavia aperte parecchie questioni riguardanti l'oggetto misterioso rivenuto a Kecksburg.Ad esempio,come mai le tesi che seguirono cambiarono radicalmente passando dal meteorite al satellite russo ( sempre di gran moda in questi casi) ? Perché subito dopo la caduta dell'oggetto l'intera zona fu recintata e interdetta ai civili, come se si dovesse nascondere qualcosa di compromettente? Quali documenti sono rimasti segreti, e per quale ragione nel processo in cui furono citati in giudizio gli uomini della Nasa, questi si rifiutarono di rendere pubblici i fascicoli sull'accaduto? Perché si riscontano così tante teorie differenti rispetto all'impatto dell'oggetto e alla sua descrizione, tra i testimoni e i documenti ufficiali? Come spesso succede in questi casi la realtà si mischia con le congetture, e i vari livelli di inchiesta vengono inglobati tra loro, e ne viene fuori una frustrante deviazione dai fatti reali. Molto probabilmente non sapremmo mai cosa successe davvero la sera del 9 dicembre 1965, almeno non in maniera soddisfacente, quello che oggi sappiamo è che purtroppo ancora una volta il caso di un oggetto non identificato caduto al suolo è stato liquidato come un satellite o la solita sonda.
documentazione:www.scriptanews.it,www.ufoonline.it,www.corriere.it

I dischi di Baian Kara Ula: UFO crash nella preistoria?


Poco prima della seconda guerra mondiale,precisamente nel 1938,tra le montagne del Tibet,nella regione di Bayan Kara Ula,un gruppo di archeologi cinesi si imbatterono in una caverna contenente dei dischi di pietra e una quantità di piccoli scheletri apparentemente di razza sconosciuta, con crani sproporzionati e piccoli corpi, alti circa 130 cm.All'inizio, gli scienziati credettero che le grotte fossero tane di scimmie; ma il loro dirigente, il professore di archeologia Chi Pu Thei, sottolineò di non aver mai sentito parlare di scimmie che inumano i loro morti. Durante il disseppellimento dei corpi, un archeologo recuperò un disco di pietra dal fondo di una fossa. Gli studiosi si raccolsero attorno all'artefatto, rigirandolo in ogni direzione, cercando di capirne il significato. Un foro circolare nel mezzo, e una spirale incisa verso l'interno o l'esterno, comunque la si volesse guardare, erano le uniche apparenti caratteristiche.I dischi,nei quali erano incisi strani ideogrammi anch'essi sconosciuti,erano in tutto 716,ciascuno di circa 1 metro di diametro: si trattava di reperti di circa 12.000 anni prima.Tali dischi vennero conservati a Pechino dove, per i successivi vent'anni, un grande numero di esperti cercarono di interpretarli, ma inutilmente.Nessuno sapeva l'origine né la funzione dei dischi; nessuno capiva come potessero essersi evoluti in quel modo i corpi degli individui ritrovati.Solo nel 1962 uno studioso e archeologo cinese, il Prof. Tsum Um-Nui, insieme ad uno staff di altri cinque scienziati iniziò a studiare questi reperti.Le considerazioni che ne scaturirono furono incredibili.Egli annunciò le sue scoperte ad un piccolo gruppo di amici e colleghi, ma il grosso pubblico sarebbe stato sempre tenuto, deliberatamente, all'oscuro, in quanto le autorità ritennero più prudente non annunciare le scoperte del professore, al punto che l'Accademia di Preistoria di Pechino gli proibì di pubblicare qualunque notizia in merito (un cover-up "made in China"?).Solo più tardi,nel 1965,il professore e quattro suoi colleghi furono autorizzati a pubblicare il risultato della loro ricerca, che chiamarono "Rapporto su un'astronave che, come riportato sui dischi, discese sulla Terra 12.000 anni fa".Tsum Um-Nui spiegò che, secondo le sue traduzioni, effettuate dai geroglifici dei vari dischi di pietra rinvenuti, si raccontava di una navicella spaziale, giunta da un altro pianeta, che aveva avuto un grave incidente sulle montagne di Bayan Kara Ula.Qui abitanti di un altro mondo sarebbero rimasti bloccati.Sempre secondo "i dischi",gli alieni che si salvarono, entrarono in contatto con le popolazioni primitive del luogo, ma gli umani, solo dopo molto tempo, accetarono la presenza di queste strane creature, che avevano comunque intenzioni pacifiche fin dall'inizio.In particolare, in uno dei dischi, l'incontro veniva così spiegato: "I Dropa (nome attribuito agli esseri alieni) scesero dalle nubi del loro oggetto volante. I nostri uomini, donne e bambini si nascosero dieci volte nelle caverne prima dell'alba, finché capimmo che i Dropa avevano intenzioni pacifiche...".Un'altra parte del testo dice che gli Han furono dispiaciuti che i Dropa fossero precipitati in quella zona impervia e che non fossero in grado di costruire un nuovo veicolo per tornare al loro pianeta.Questi esseri rimasero così "imprigionati" sulla Terra e, quasi certamente, si accoppiarono con gli umani, dando vita ad un'etnia che rimase isolata sulle montagne per migliaia di anni.Il prof. Tsum Um-Nui parla di "12.000 anni fa", poiché, su alcune incisioni ritrovate nelle pareti delle caverne, è raffigurato il Sole nascente, la Luna, alcune costellazioni e la Terra, il tutto collegato da puntini, quasi a spiegare il percorso eseguito dall'astronave per giungere sul nostro pianeta. La posizione dei pianeti e delle costellazioni ha portato poi il professore alla datazione.I colleghi, totalmente increduli, derisero Tsum Um Nui e tale atteggiamento indispettì il professore che decise di trasferirsi in Giappone dove morì qualche anno dopo.
Successivamente, furono raschiate le superfici di alcuni dischi. Dall'analisi che ne seguì, il materiale di cui erano composti risultò contenere un'alta percentuale di cobalto e di altre sostanze metalliche.I dischi di granito, all'oscilloscopio, reagirono emettendo vibrazioni e ronzii ad un ritmo stranamente regolare, perché carichi di una notevole quantità di energia elettrica. Era forse la prova che,in qualche modo,un tempo i dischi erano stati esposti ad elevate cariche elettriche.Quei reperti, vecchi di dodicimila anni, non potevano essere manufatti terrestri.Dopo 25 anni altri archeologi raccolsero nuovi elementi sul sito dove era stata effettuata la scoperta in base ai quali la storia, come appariva nella traduzione di Tsum Um Nui, poteva risultare corretta. Leggende, che ancora circolavano a quel tempo, parlavano di uomini bassi, senza capelli, di colorito giallo, che "erano discesi dalle nubi molto tempo prima". Quegli esseri avevano grosse e nodose teste su piccoli corpi ed erano mostruosi a vedersi, secondo gli abitanti locali che li avevano inseguiti a cavallo. La loro descrizione coincideva con le caratteristiche dei corpi che il professor Chi Pu Thei recuperò nel 1938.Inoltre le grotte contententi le incisioni che portarono Tsum Um-Nui a "datare il mistero",erano ancora abitate da due tribù che si autodefinivano Han e Dropa, questi ultimi alquanto strani. Alti a malapena un metro e trenta, non erano né cinesi né tibetani e gli esperti brancolavano nel buio in merito all'individuazione del loro ceppo etnico.
Quando seppe di ciò,il Dott. Karyl Robin-Evans si mise allora in viaggio verso le montagne della Cina, alla ricerca della tribù Dzopa.Aveva con sé un linguista, che gli insegnò i rudimenti della lingua Dzopa e Lurgan-La, il capo religioso degli Dzopa, gli raccontò la storia della sua tribù, il cui pianeta natale si trova nel sistema di Sirio. Lurgan-La gli spiegò che due missioni erano state inviate sulla Terra, la prima 20.000 anni fa, la seconda nel 1014 prima di Cristo. Durante quest'ultima visita alcune astronavi precipitarono e i sopravvissuti non furono più in grado di lasciare la Terra: gli Dzopa erano i discendenti diretti di questa gente.Tra i beni di Robin-evans vi era un'incredibile fotografia: la coppia reale Hueypah-La e Veez-La. Erano alti rispettivamente 1,2 e 1,07 metri.Non solo le loro dimensioni corporee erano inusuali, ma lo era anche la loro fisionomia.Attualmente di quell'antico popolo, si sono pressoché perse le tracce; tuttavia qualcosa è rimasto in zona: sono i pastori nomadi DROKPA, allevatori di mandrie di yak.
Restavano,comunque,due problemi: la datazione dei dischi di pietra, 12.000 anni fa, non coincideva con le affermazioni del capo religioso: 20.000 anni fa e 1014 anni prima di Cristo. E inoltre, i dischi sembravano contenere descrizioni contraddittorie: parlavano di individui appartenenti alla tribù Dzopa nel riferirsi ai Dropa e i dischi erano stati scritti dai Dropa. Forse alcuni locali si mescolarono ai Dropa? O le informazioni furono in qualche modo alterate? Sebbene Hausdorf, Krassa e Robin-Evans non sono stati in grado di spiegare queste contraddizioni, altri ricercatori potranno contribuire a chiarire gli aspetti ancora oscuri di questo caso. Hausdorf è stato comunque in grado di provare che i dischi di pietra e la tribù Dzopa sono realmente esistiti. E questa storia potrebbe portare a nuove più importanti scoperte.
Documentazione:http://xoomer.alice.it/bxpoma/index.htm,www.strangedays.it

Abduction: il caso Kelly Cahill

Kelly Cahill è una donna australiana dal carattere forte, che l’otto Agosto 1993 subì una traumatica esperienza di abduction. Era sera e Kelly con il marito Andrew stava tornando a casa dopo una visita ad amici. Attraversavano in auto la località di Eumemmerring Creek, a Belgrave, Victoria, circa trenta miglia fuori Melbourne. All’epoca Kelly aveva 25 anni e Andrew 31. Dietro di loro, ad una distanza di circa 100 metri, avevano notato la presenza di altre due macchine. Verso mezzanotte, i coniugi Cahill e gli occupanti degli altri veicoli osservarono delle strane luci, alte almeno il doppio degli alberi, che sembravano librarsi a circa 400 metri da loro. Guardando più attentamente, si accorsero che c’erano delle sagome all’interno delle luci. Kelly disse: "Guarda, ci sono delle persone là dentro". Dopo un attimo le luci si spensero e scomparvero in una manciata di secondi a est di Melbourne, o almeno così sembrò.Benché si continui a parlare principalmente di casi di IR4 con soggetti prelevati dalle loro stanze da letto, le esperienze notturne, per strada o a bordo di un’auto, sono frequenti. Vale rammentare i casi di Barney e Betty Hill, di Travis Walton, o dell’italiano Fortunato Zanfretta, avvenuti in condizioni simili. Nel caso Cahill, tutti i testimoni avevano subito un’esperienza traumatica e una parziale perdita di memoria.
FLASHBACKS E PERDITE EMATICHE

Fu Kelly la prima ad accorgersi del Missing Time: sembravano essere passati solo dei secondi, ma Kelly ricordava bene che la prima volta che videro le luci la loro auto viaggiava a 110 Km orari, e subito dopo, quando gli oggetti sparirono, stavano marciando a soli 40 Km orari. Inoltre giunsero a casa alle 2:30, ed erano partiti alle 11.45. Di solito impiegavano circa 90 minuti per coprire quel tragitto. La sera stessa Kelly cominciò a perdere sangue dall’area vaginale (il suo ciclo mestruale era finito una settimana prima) e tanto copiosamente da dover mettere i propri vestiti a lavare. Mentre si svestiva Kelly si accorse con stupore di avere un segno triangolare rosso proprio sotto l’ombelico (il segno scomparve dopo alcuni mesi, ma la cicatrice rimane tuttora). Kelly cominciò a sospettare che tutto fosse connesso con il suo avvistamento, ma dato che aveva sofferto di problemi ginecologici fin dall’età di 16 anni, decise di non rivolgersi al proprio dottore. L’emorragia tuttavia continuò per circa tre settimane, al che Kelly si decise ad andare all’ospedale. Visti i sintomi i dottori pensarono che fosse incinta, ma i test risultarono negativi, e alla fine conclusero che aveva un’infezione all’utero. Anche il marito Andrew era turbato e benché continuasse ad insistere che non era accaduto nulla, alla battuta scherzosa di un amico sugli UFO rispose scuro in volto: "Non parleresti così se avessi visto quello che abbiamo visto Kelly e io!" Poco tempo dopo, ripercorrendo casualmente la stessa strada che era stata teatro dell’avvistamento, Kelly ebbe dei flashback. La sua mente si sbloccò e poco dopo iniziò a ricordare tutto spontaneamente, ricostruendo l’accaduto.
KELLY RICOSTRUISCE IL MOSAICO

Quella notte Andrew aveva accostato la macchina al lato della strada e Kelly scese, cominciando a camminare verso l’UFO, che era atterrato in un campo vicino. L’oggetto aveva un diametro di circa 50 metri e emanava una luce blu ventralmente e di fronte. A quel punto Kelly notò due persone che attraversavano la strada, provenienti da una macchina posteggiata. Dopo pochi secondi, dall’UFO uscì un essere scuro, allampanato, alto circa due metri e dalla testa insolitamente grande. Kelly pensò che fosse possibile comunicare in qualche modo, ma qualche secondo dopo udì una frase (forse proveniente dall’essere alto), che suonava come "uccidiamoli" e fu presa dal panico. Arrivarono sette o otto altri esseri simili al primo, e Kelly avvertì delle ondate di energia in tutto il corpo. Cominciò ad urlare: "Non hanno anima!" e solo allora gli occhi degli esseri divennero visibili: erano grandi, rotondi e rossi. Le entità "scivolarono" rapidamente sulla strada e si divisero in due gruppi: il primo si diresse verso gli altri testimoni, il secondo si mosse in direzione di Kelly e Andrew. All’improvviso lei avvertì un forte colpo allo stomaco e cadde supina sull’erba. Si mise seduta e prese a chiamare Andrew ad alta voce, scoprendo allibita di aver perso la vista. Cominciò a vomitare violentemente e avvertiva dei fischi nelle orecchie. Apparentemente le entità informarono Kelly (verbalmente) che non le avrebbero fatto del male, al che Andrew replicò: "E allora perché l’avete colpita?". Dopo qualche istante svenne e quando riprese i sensi era ancora cieca. La paura cedette il posto alla rabbia e si mise ad urlare "in nome di Dio...". L’ultima cosa che rammenta era di essere nuovamente seduta in macchina.
60 MINUTI DI VUOTO
Decisa ad andare a fondo della questione, in Ottobre Kelly riuscì a contattare John Auchettl, uno dei ricercatori UFO più stimati di tutta l’Australia. Kelly e Auchettl si incontrarono e dopo che la donna gli espose l’accaduto, Auchettl la sorprese, affermando che la sua esperienza non era poi così rara.Le ricerche seguenti di Auchettl rivelarono che il luogo dell’abduction si trovava sulla statale Belgrave-Hallam. Furono eseguiti dei test chimici del suolo in quella zona, che confermarono l’avvenimento. Erano presenti dei segni sul terreno lasciati probabilmente dai tre sostegni (tripode) dell’oggetto; e i livelli di magnetismo del luogo del presunto atterraggio erano superiori a quelli naturali, mentre il suolo era stato compattato. Auchettl scoprì che il terreno in questione aveva subito un forte disidratamento, cosa che indicava un brusco aumento di calore.Kelly era più che sicura che anche altre persone si trovavano sul posto al momento dei fatti, così Auchettl mise degli annunci sui giornali, invitando tutti quelli che credevano di aver visto un UFO a telefonargli. Ricevette molte chiamate, ma nessuna connessa al caso di Kelly, fino al 17 Novembre 1993 quando gli giunse conferma che altre tre persone si trovavano lì, quella notte. I coniugi Jane e Bill (che omettono il cognome) e la loro amica Glenda affermavano di aver viaggiato sulla statale Belgrave-Hallam l’otto Agosto 1993 e di aver visto un oggetto simile a quello segnalato da Kelly. Avevano fermato la macchina e videro numerose entità nel campo ed un’altra macchina dietro di loro. Bill (come Andrew) aveva pochissimi ricordi dell’avvenimento e non voleva rivelare la propria identità ai giornali, per timore di perdere il posto di lavoro. Si scoprì che anche questo gruppo arrivò a casa con circa due ore di ritardo, un vuoto temporale di cui non avevano alcun ricordo. Glenda e Jane ricordarono di aver visto un UFO nel campo, la macchina di Kelly e un’altra vettura dopo la loro (la terza), con un uomo alla guida.
LE PRIME CONFERME
Una volta scesi dalla macchina, Bill, Glenda e Jane si incamminarono verso l’UFO. Descrissero un grande oggetto appoggiato a terra su tre sostegni e diverse entità scure tutte intorno, mentre si poteva sentire un forte suono ronzante. Poi il nulla. Le donne ricordavano solo di essersi risvegliate in macchina. Auchettl sottopose allora i tre testimoni ad ipnosi regressiva. Le donne ricordarono di essere state legate ad un tavolo e di un’entità che stava loro a fianco, poi delle creature le sottoposero ad un esame vaginale con degli "strumenti". Pur separate, le testimonianze delle due donne coincidevano su un fatto: si erano sentite in pericolo. Bill non fu in grado di fornire alcuna informazione, sebbene ricordasse che attorno a lui c’era "molta attività". Dopo l’evento Glenda scoprì un brutto ematoma da legaccio sulla caviglia e decise di andare dal medico. Le due donne riscontrarono tre punti rossi all’interno delle gambe e un segno triangolare rosso sotto l’ombelico. Fecero una foto alla lesione di Glenda, mentre Bill riscontrò la perdita di un cerchio perfetto di capelli sulla nuca, subito dopo l’evento. I Cahill decisero di mettere tutto per iscritto, omettendo però alcuni particolari e in breve Kelly e la sua storia attirarono l’interesse dei ricercatori australiani.
IL TERZO UOMO
Tra i ricordi di Jane emergeva spesso quello di un "drago rosso fluorescente passatole vicino nell’oscurità". Auchettl tenne questo particolare segreto fino all’Ottobre 1996 e inoltre non fece incontrare i vari testimoni fino al Giugno 1994. Ma il primo Ottobre 1996, durante un’intervista al periodico australiano Who, Auchettl e Kelly fecero cenno alla terza macchina e all’uomo alla sua guida. Dopo qualche tempo, il giornalista ricevette una lettera dalla moglie del presunto conducente dell’auto in questione, contenente dettagli sul caso che andavano oltre la semplice coincidenza. Tra l’altro, la signora (rimasta anonima) diceva: "So che non c’è modo di provare la presenza di mio marito sul luogo, ma posso fornire un particolare: sulla parte posteriore destra della macchina di mio marito (una 4X4, N.d.R.) è montata una ruota di scorta, protetta da una copertura di tela, su cui spicca un disegno, dipinto con materiale riflettente rosso, a forma di drago, l’ho fatto io a mano e non si trova in commercio, è unica. Potrebbe chiedere ai testimoni se l’hanno notata?" È chiaro che si trattava proprio dello stesso drago visto da Kelly Cahill, un dettaglio che allora non era ancora noto. L’automobilista non si fece mai vivo: impiegato presso il Victorian Government Law Department (Dipartimento Legale dello Stato di Victoria, N.d.R.), preferì mantenere l’anonimato.
fonte:www.edicolaweb.net

Cosa c'è stato sul Canton Ticino?

Sembra che i cieli del Ticino,cantone meridionale della Svizzera,abbiano in questi giorni ospitato un qualcosa che ha suscitato scalpore e particolare interesse.Più precisamente è stato avvistato un globo di luce fortissima dai movimenti veloci e a zig-zag,ripsettivamente a Claro e Muzzano.Una 29enne domiciliata in paese,che preferisce mantenere l'anonimato,racconta: "Eravamo appena rientrati da una passeggiata quando io e mio marito abbiamo avvistato una specie di stella, che riteniamo un ufo, che si muoveva molto velocemente e che emanava una forte luce.Vista la forte velocità e le traiettorie che l'oggetto volante effettuava escludo si trattasse di un mezzo convenzionale".La descrizione del presunto oggetto non identificato somiglia a quella di un'altra testimone di nome Lara: "Sono uscita dalla casa di un amico in Via Besso. Ho guardato il cielo e ho esclamato: 'Una stella cadente!'. Poi ho continuato a guardare ma quella stella non cadeva! Ho capito che c’era qualcosa di strano… Nel cielo in quel momento c’erano solo due stelle: una fissa e quell’altra che continuava a muoversi e ad andare a zig zag.Poi è sfrecciato via”. "Si aveva la sensazione che sci­volasse nell’aria - raccontano i membri di una famiglia presenti in quel momento -"Non conosco nessun velivolo che si comporti in quel modo. Il cielo era limpido e sereno e a quell’ora si vedevano ancora poche stelle, una in particolare a Sud.Sembrava una stella che emanava una luce bianca estremamente intensa. Si muoveva a forte velocità dall’alto verso il basso, come la linea dell’elettrocardiogramma,appena sopra le cime delle montagne circostanti, quindi molto vicina a noi. L’avvistamento è durato circa un minuto poi l’Ufo, sempre a forte velocità, è scomparso dietro le creste delle montagne".A testimoniare l'evento è anche Pierre Rusconi,presidente UDC: "Verso le 21.30 di sabato ho visto la medesima cosa di quello che hanno raccontato gli altri testimoni ai giornali. E cioè: era qualcosa che non aveva forma, ma era fatta di una luce fortissima." “Non sono né mitomane, né visionario!” tiene a precisare Rusconi che dice di guardare spesso il cielo la sera per osservare gli aerei di passaggio: "Gli orari sono sempre gli stessi e le direzioni pure. Gli aerei arrivano dal Lema e vanno verso il Generoso o da Milano verso il Ceneri. E le loro luci sono intermittenti.Veniva dalla zona Tamaro e ha tagliato verso il Monte Brè. Andava ad una velocità tre volte superiore a quella di un normale aereo. Ho visto una luce fissa e fortissima. Poi è diventata più forte ed è scomparsa”. Alcuni giorni dopo a Chiasso un'altra testimone di nome Ornella,riferisce: "Stavo passeggiando nei paraggi dello stadio di Chiasso con il mio cane quando ho visto qualcosa nel cielo. Era nel cielo, sopra lo stadio, tra i nuvoloni". E ancora: "Era un oggetto rotondo, non regolare, chiarissimo, quasi bianco. L'ho visto per qualche secondo. Se n'è andato velocemente. E non è più tornato".
Secondo il sito della NASA,alle 21.43,orario coincidente con quello degli avvistamenti,la Stazione internazionale ISS ha sorvolato la zona di Bellinzona.Inoltre sempre secondo il sito della NASA, la ISS può passare ogni giorno nei cieli del Luganese, tra il 6 ed il 18 agosto, tra le 18.00 e le 21.50. Secondo il radioamatore Franco Borsa la luminosità dell'oggetto avvistato è dovuta ai raggi del sole al tramonto che si riflettono sulla stazione.Per un osservatore terrestre il movimento della stazione risulta più veloce rispetto a quella di un aeroplano.La ISS è l’avamposto permanente della presenza umana nello spazio. E’ abitata continuativamente dal 2 novembre 2000 da almeno 2 astronauti. Ed è un progetto congiunto al quale partecipano ben cinque agenzie spaziali, la canadese (CSA), la giapponese (JAXA - già NASDA), l'agenzia russa (RKA), quella statunitense (NASA) e anche l'europea (ESA). E' possibile dunque ricondurre il presunto UFO avvistato sopra il Ticino a ciò? Secondo Il CUSI (Centro Ufologico della Svizzera Italiana) è improbabile.Dice il vice presidente del CUSI Mario Spaventi: "Taluni degli avvistamenti che ho potuto seguire in questi giorni dubito che siano della Stazione ISS, visto che parlano di sfere luminose che accellerano, rallentano e cambiano direzione. Non si può escludere nulla. Nemmeno che a volte si veda la Stazione ISS. O che a volte si confonda la Stazione ISS con qualcosa di un'altra natura. Di certo la Stazione ISS non rallenta, non cambia direzione e soprattutto non cambia direzione così velocemente." "Da parte nostra - conclude Spaventi - non escludiamo dunque che questi avvistamenti possano essere ricondotti a presenze intelligenti".Si è ipotizzato anche il famoso pallone sonda,ma è sicuramente da escludere per via del movimento insolito del globo.E' da escludere per lo stesso motivo anche l'ipotesi avanzata da qualcuno dell'aereo di ultima generazione.Comunque,non sembrano esserci chiare fotografie o filmati dell'oggetto in questione.E questo rende molto difficile fare un confronto con la ISS.Resta da vedere come si evolverà la cosa.

Qui sotto un filmato del passaggio della ISS.Può essere questa la spiegazione?:
video
documentazione:www.ticinonews.ch

Il mistero di Varginha

L'evento di Varginha è sicuramente il caso di incontro ravvicinato del terzo tipo più importante mai avvenuto in Brasile.Varginha è una piccola città industriale di 120 mila abitanti, si trova nello stato di Minas Gerais a un centinaio di km da Rio de Janeiro.Tutto iniziò nel gennaio del 1996, quando il NORAD, il sistema di Difesa Aerea integrata del Nord America, individuò sui suoi radar uno o più oggetti volanti non identificati che erano entrati nell'atmosfera terrestre nei pressi del Nuovo Messico e che furono subito intercettati dai caccia dell'U.S. Air Force inviati ad abbatterli. Un veicolo alieno sembrò precipitare verso la zona di Varginha.In seguito,in questa città situata nello Stato brasiliano di Minas Gerais, si cominciarono a registrare le segnalazioni di molteplici testimoni che riferirono qualcosa di semplicemente assurdo: la presenza di strani, inquietanti "esseri" nei terreni, fattorie, campagne circostanti la cittadina. Si trattava di testimoni civili, sempre molto coerenti nelle loro descrizioni. Che quanto hanno riferito non possa essere facilmente liquidato come una serie di fantasie o di facezie lo dimostra tutta l'importanza con cui le autorità civili e militari affrontarono ben presto la cosa.Il 20 gennaio 1996, verso l'1,00 antimeridiana, alcuni agricoltori di una fattoria poco distante da Varginha, i coniugi Oralina Augusta ed Enrico Defreitas, vennero svegliati di soprassalto dal trambusto incredibile prodotto dal loro bestiame che, come impazzito, correva a perdifiato nel recinto. I due coniugi, poco dopo, guardando dalla finestra, scorsero nel cielo un grande oggetto a forma di sigaro che sorvolò a lenta velocità la loro fattoria. Secondo le descrizioni l'oggetto era grande come un "minibus" il quale procedeva a scatti ed emetteva del fumo di colore bianco.Tale oggetto sarebbe stato avvistato quello stesso giorno anche da altri abitanti della zona.Spaventati, i due avvisarono la polizia militare che era già in allarme, mentre i vigili del fuoco di Varginha si recavano sul luogo. Ovviamente la coppia rimase sorpresa dalla rapidità in cui il convoglio militare arrivò dal campo militare, situato infatti a 25 km dalla città. Verso le 10 del mattino, i militari catturarono una creatura con una specie di cappio legato all'estremità di un bastone e la condussero al campo militare dove i livelli di sicurezza erano massimi.Delimitarono una zona di sicurezza intorno al luogo dell'impatto e gli stessi soldati cacciarono via un testimone che si trovava in zona, un derattizzatore che due ore più tardi due poliziotti fermarono in un bar, intimandogli fermamente di tacere su ciò che aveva visto.Quella stessa giornata, verso le 10,00, alcuni bambini che stavano giocando alla periferia della città, videro quella che definirono come una "strana bestia". I pompieri, giunti in loco nel volgere di breve tempo grazie a precedenti segnalazioni di altri cittadini sempre in merito ad un misterioso "animale", iniziarono, allora, a "catturare" l'essere svolgendo le loro operazioni sotto gli occhi di alcuni testimoni, fra cui l'operaio Josè Henrique Desouza.Si procedette alla cattura dell'"essere" mediante l'utilizzo di una rete e lo si rinchiuse, immediatamente, in una sorta di contenitore caricato in tutta fretta su un automezzo militare che si diresse subito verso la scuola sottufficiali dell'Esercito Brasiliano.L'ordine tassativo, rivolto a tutti coloro che erano coinvolti in queste operazioni, fu di osservare un assoluto silenzio in merito. Alle 15,30 circa,tre giovani ragazze che rientravano dalla scuola presero una scorciatoia passando da un giardino e notarono uno strano essere accovacciato contro il muro di una proprietà.La reazione naturale ed immediata delle tre ragazze fu quella di fuggire urlando.Una volta a casa descrissero ai loro familiari l'essere di forma umanoide "simile ad un diavolo".Numerosi testimoni diedero la stessa versione nel descrivere l'alieno disegnando un suo ritratto. Dissero di aver visto un "essere orribile alto circa 1 metro, occhi rosso-sangue, braccia sottili e lunghe". Spaventati da ciò che avevano appena visto avvertirono subito i militari, i quali catturarono la creatura facilmente senza che questa opponesse alcuna resistenza. Sembrava debole, malata e sofferente a causa di una frattura alla gamba.Più tardi si seppe che la stessa notte una terza entità fu catturata sul ciglio di una strada, ma questa volta con tre camion di soldati ben equipaggiati i quali trasportarono l'essere verso l'ospedale, dove già regnava la più totale confusione tra militari, vigili del fuoco e servizi segreti.Alle tre del mattino dopo, una colonna di camion partì dall'ospedale dirigendosi verso l'università dell'UNICAMPI, dove erano allestiti due laboratori di massima sicurezza.In quella giornata particolare c'erano tanti testimoni,ma tutti in evidente stato di imbarazzo e timore a causa del condizionamento da parte dei militari.Assurda fu la testimonianza del comandante Calza a capo del convoglio,la quale affermò che"la gente aveva scambiato una donna nana accovacciata per un extraterrestre e che trasportarono d'urgenza all'ospedale".Uno dei partecipanti alla cattura della creatura, Marco Eli Cherese di 23 anni e autista di uno dei due camion della polizia militare, morì qualche giorno dopo la missione di cattura dell'alieno. Si dice che dopo quella notte, rientrato a casa, il ragazzo avvertì dei forti dolori alla schiena e successivamente un aumento di febbre con graduale stato di paralisi. Ragione questa che lo spinse immediatamente a ricoverarsi all'ospedale del Bon Pastor dove venne isolato perfino dalla sua famiglia che non lo vide per diversi giorni. La natura del suo decesso rimase sconosciuta, solo alla sua ragazza fu concesso di assistere ai suoi funerali e nessun'autopsia fu realizzata sul suo corpo. La cosa strana è che anche l'alieno che era venuto a contatto con il poliziotto morì, ma molto più rapidamente. Pare che al momento del contatto fisico con l'essere all'altezza dell'anca, batteri di tre tipi diversi avvelenarono il suo corpo in pochi giorni. Alcuni mesi dopo il funerale del ragazzo, la causa del suo decesso era ancora sconosciuta. Sembra che la ragione della mancata autopsia sia dovuta al fatto che si temeva il rischio di una contaminazione. Sotto la pressione dell'opinione pubblica, il Generale C. Râpe comandante della locale base militare brasiliana tenne una conferenza in tutta fretta dove negò di aver partecipato insieme alle sue truppe a quel "non avvenimento" e negò anche la presenza del militare Cherese nella notte del recupero dell'alieno.Il 29 aprile 1996 quattro uomini si presentarono a casa delle due sorelle testimoni dell'avvistamento della creatura, Liliane e Valquiria,di 16 e 14 anni che vivevano con la madre, Luiza.I misteriosi individui invitarono esplicitamente le due ragazze a fare una "ritrattazione particolare",ovvero,cambiare la versione dei fatti in cambio di una forte somma di denaro.Gli uomini entrarono in casa senza chiederne il permesso e chiusero la porta a chiave. Domandarono alla loro madre se aveva problemi economici, quale erano i loro desideri e se avevano un lavoro.La madre rifiutò la forte somma di denaro che i quattro uomini le proposero in cambio di un'intervista alla televisione nazionale."Questo caso era troppo rilevante per mentire così spudoratamente" affermò la madre. Assillate ogni giorno dalla presenza di queste "persone", le tre donne finirono col vivere una vita di inferno dopo quell'evento.
Cosa dire del caso? molti ufologi sottolineano l'esistenza di numerose testimonianze registrate da parte di persone che videro, senza ombra di dubbio, quelle due creature di fattezze umanoidi.Questo porterebbe a non trascurare il fatto che forse davvero qualcosa di insolito venne avvistato.
documentazione:www.satorws.com,www.ufoonline.it

Gli UFO invisibili

Diversi autori di foto ritraenti UFO o presunti tali,riferiscono di non aver colto nulla al momento dello scatto,ma di essersi accorto della presenza di un qualcosa di strano impressa nella fotografia in un secondo momento.Foto e filmati del genere hanno portato ad ipotizzare la possibilità degli UFO di rendersi invisibili agli occhi.E' facile immaginare che molto di questo materiale,in realtà,ritragga semplicemente un fenomeno più che naturale,come ad esempio insetti,uccelli,foglie cadenti oppure fenomeni ottici che possono creare macchie, luci e altre apparenti stranezze.La ragione e la logica,o forse altro,sicuramente ci porterebbero a supporre che la risposta sia da trovare sempre in questi motivi.Tuttavia esistono fatti che porterebbero a prendere in considerazione anche altre possibilità.Prendiamo ad esempio ciò che Pedro Avila Rubio ha ripreso con la sua videocamera durante le sue indagini.Il sig. Avila,dirigente del gruppo di investigazione "Los Vigilantes" e con dieci anni di ricerca ufologica alle spalle,aveva gia’ fatto notare, secondo le sue ricerche, che esistono oggetti in volo che per qualche motivo non sono percettibili alla vista che è possibile documentare con una macchina fotografica, e come dimostrazione, ha realizzato un dispositivo per fissare due videocamere e fare riprese simultane: una in modalita’ normale e una con lente a infrarosso.Questa operazione gli ha richiesto molto tempo, più di un anno, fino a che non è riuscito a provare la sua teoria con i risultati sperati.Ha così presentato al pubblico messicano un video ripreso nella provincia di Citta’ del Messico, dove è chiaramente visibile un oggetto non identificato stazionare all’interno di alcune nuvole. Tale oggetto risulta osservabile solo con l’obiettivo della videocamera a infrarossi, e sembra diminuire la propria intensità al passaggio di aeroplani.Nella videocamera normale non era possibile vederlo.Risulta difficile darne una spiegazione naturale e il materiale di Avila offre sicuramente altre possibilità per spiegare il fenomeno degli UFO invisibili all'occhio umano.
Ma in che modo questi UFO si rendono invisibili? A Pune, India, ingegneri dell'Organizzazione di Ricerca e Sviluppo della Difesa Indiana stanno sperimentando un'apparecchiatura che permette di vedere gli effetti segreti di un intenso flusso elettromagnetico.Secondo questi scienziati gli effetti finali di occultamento si ottengono creando un intenso flusso elettromagnetico intorno a qualsiasi oggetto.Il flusso elettromagnetico può essere creato da qualsiasi persona attraverso la meditazione e quando questo ha luogo, appaiono strani fenomeni.Alcuni animali hanno sensori che permettono loro di percepire l'energia al di là del flusso elettromagnetico.Quindi,sempre secondo i ricercatori,probabilmente potrebbero benissimo vedere degli UFO che un uomo non sarebbe capace di vedere.Secondo questi scienziati una macchina che vede attraverso il flusso elettromagnetico potrebbe vedere gli UFO in qualsiasi occasione. Il motivo per cui gli UFO sono a volte visibili per brevi periodi è dovuto al fatto che quando un UFO entra nell'atmosfera terrestre e si avvicina ad un oggetto o ad una destinazione sulla terra, l'UFO deve mutare la velocità ultrasonica o le sue tecniche di manovra verso la velocità del suono e adeguarsi all'elettromagnetismo e alla gravità terrestre. Proprio in quel momento per evitare interferenze elettromagnetiche il flusso artificiale viene ritirato per brevi tratti di tempo. Quando l'UFO raggiunge la velocità sua tipica che può anche usare sulla terra, il flusso elettromagnetico viene riattivato.Questo potrebbe spiegare il motivo per cui molti piloti che vedono un UFO e lo inseguono non hanno successo,perché questi spariscono improvvisamente.Ovviamente queste sono supposizioni,ma l'unica cosa certa che ci resta è la possibilità di osservare il fenomeno dell'UFO invisibile anche sotto altre prospettive oltre le spiegazioni naturali.
Qui sotto il risultato delle indagini di Pedro Avila Rubio commentato da Jaime Maussan:
video
documentazione: www.indiadaily.com,www.ecplanet.com,impattoalieno.altervista.org
 

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