L'UFO del Montegrappa

Il 17 giugno 1998 a Paderno del Grappa, nella pedemontana della provincia di Treviso, ebbe luogo un clamoroso avvistamento UFO corroborato da una sequenza di nitide fotografie.I testimoni principali furono Aldo (Edy) Guadagnini, di 34 anni e sua figlia Sonia, di 12 anni.Le altre persone presenti, un bambino di quattro anni, figlio di conoscenti e la moglie di Guadagnini ebbero scarsa possibilità di recepire l'accaduto. Il bambino, infatti, non si era praticamente distolto dai propri giochi e la signora Guadagnini, intenta ad accudire la figlia più piccola, aveva lanciato unicamente solo uno sguardo distratto in direzione dell'oggetto.Nel pomeriggio di quella domenica, alle ore 14.40, Aldo Guadagnini stava osservando, come fa spesso nel tempo libero, con il suo binocolo TENTO 20x60 di fabbricazione sovietica, le montagne prospicienti la propria abitazione, mentre nubi minacciose si affacciavano all'orizzonte."Stavo guardando, - racconta Guadagnini - dal terrazzo posto al Iato nord della mia abitazione, il versante sud del Monte Grappa compreso tra i paesi di Borso e Paderno del Grappa, con il mio binocolo (Mod. TENTO 20x60 di fabbricazione sovietica) quando mia figlia di anni 12 mi chiese se potevo fotografare una mongolfiera che emetteva un riflesso luminoso. Per guardare di che mongolfiera si trattasse ho puntato il binocolo nella direzione segnalata (nord-nord/ovest). Ad un'altezza stimata di circa 200 metri era immobile nel cielo un oggetto di forma circolare con una fascia più scura ben visibile (anch'essa di forma circolare) nella parte inferiore, con al centro una zona apparentemente metallica.Nella parte superiore dell'oggetto era ben visibile il riflesso della luce del Sole".Guadagnini ebbe subito la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di non convenzionale: l'oggetto aveva la forma di due piatti concavi posti specularmente uno sopra l'altro e presentava nella parte inferiore una fascia circolare di colore scuro, con al centro un gettone metallico sporgente, che riprendeva il colore della parte superiore.L'UFO aveva le apparenti dimensioni di una grossa berlina (circa 718 metri di diametro), uno spessore di circa due metri e si librava a circa 200 metri dal terreno con un angolo di circa 40° dal suolo; la distanza dal testimone poteva calcolarsi intorno ai 200-250 metri.Dopo una trentina di secondi di sconcerto, ma anche di attenta osservazione, Guadagnini posò il binocolo e corse a prendere la propria macchina fotografica, che aveva un rullino già sfruttato in parte con istantanee scattate alla figlia dodicenne.La macchina in questione è una reflex CANON EOS 5, con controllo visivo della profondità di campo, abbinata ad un obiettivo CANON 50 mm. F 1.8 EF HSM e munita di pellicola KODAK da 100 ASA."L'oggetto - continuò il testimone- iniziava lentamente a spostarsi verso nord-est dopo essersi awicinato un po'. Riallontanandosi ha ripreso il suo volo verso nord-est a velocità più sostenuta (non ho udito nessun tipo di rumore che potesse far pensare a dei motori usati per la propulsione). Lo strano velivolo si è rifermato in direzione del Monte Tomba per circa 10 secondi, poi, con uno spostamento laterale notevole di circa 300 metri mi è quasi sparito sotto gli occhi. Bloccatosi di colpo (sempre nella direzione nord-est), dopo circa cinque secondi di immobilità, si è proiettato verso l'alto ad una velocità incredibile e in pochi attimi è sparito alla mia vista".Aldo Guadagnini incominciò a scattare una serie di dodici fotogrammi in sequenza dei quali due praticamente identici, dato che aveva schiacciato il pulsante in tempi troppo ravvicinati. Dalle immagini si può notare l'oggetto in movimento e la sua forma in diverse angolazioni prospettiche.Durante tutte le sue evoluzioni, l'oggetto non produsse alcun suono e non creò alcuna visibile perturbazione nell'aria circostante; il testimone ebbe la sensazione che tutti i rumori di sottofondo della natura si fossero come annullati fino alla completa scomparsa dell'oggetto.
Secondo Guadagnini l'UFO dava tutta l'impressione di voler monitorare il terreno sottostante, come per cercare un valido punto di atterraggio. Per tutta la durata del periodo di evoluzione, sconcertante era il senso di potenza, e capacità tecnologica che l'oggetto emanava.Per Guadagnini, meccanico di professione, abituato a lavorare con motori e materiali di un certo contenuto tecnologico, mai una macchina terrestre avrebbe potuto librarsi immobile in aria per poi eseguire improvvisamente un Demat-Mat senza sconvolgere la propria struttura e creare danni fisici agli eventuali occupanti a bordo. Da attento osservatore del cielo, Guadagnini è abituato a riconoscere gli oggetti convenzionali che, tra l'altro, passano di frequente nel corridoio aereo sulla sua abitazione: una cosa simile non l'aveva mai vista.Stando sempre alle parole del testimone, la superficie dell'UFO appariva costituita da una sorta di metallo satinato che si avvicinava molto nella tonalità cromatica a quello delle comuni posate da cucina. Guadagnini ebbe la sensazione che tale effetto metallico rendesse il riflesso del Sole sull'oggetto poco nitido e definito, anzi quasi diafano e tremolante. In via del tutto ipotetica possiamo pensare che l'oggetto, in alcuni momenti stesse vibrando, oppure che fosse dotato di un campo di forza legato al suo sistema di sostentamento a propulsione, in grado di riflettere la luce, modificando l'angolo di incidenza e creando così un effetto di tremolio.
Le fotografie mostranti l'oggetto furono analizzate mediante filtri computerizzati,visionando e scansionando i negativi originali.Gianfranco Lollino su "Notiziario UFO" n. 21 dell'Ottobre 1998,scrive: "Il materiale fotografico inviatomi dal dottor Maurizio Caruso, del CUN di Treviso, riguardante la ripresa di un UFO apparso al signor Guadagnini e sua figlia il 7 giugno 1998, rappresenta senza dubbio una delle sequenze più nitide e significative di un disco diurno, mai analizzate a tutt'oggi sia dal CUN che da altri organismi ufologici stranieri.Alcune circostanze hanno certamente giocato a favore del testimone: La fotocamera sofisticata, una EOS 5, l'illuminazione del sole a circa 60° di altezza sull'orizzonte e la prontezza nella ripresa fanno di questo caso un documento visivo importantissimo, anche in considerazione del fatto che, come raramente accade, abbiamo potuto visionare e scansionare i negativi originali e questo grazie alla sensibilità e generosità del testimone.Al di là della vicenda umana e del resoconto testimoniale, attualmente al vaglio degli inquirenti del CUN di Treviso, la consulenza che mi è stata richiesta per l'analisi delle pellicole ha seguito un iter che possiamo definire di routine per ciò che riguarda la metodologia, ma suscettibile di ulteriori sviluppi ed aperto ad ogni tipo di valutazione per ciò che riguarda l'analisi fotografica computerizzata con una strumentazione in continua evoluzione.Il negativo usato, una Kodak Gold 100ASA, è stato trattato da un punto di vista chimico-fotografico in maniera del tutto standard".In un'analisi del dott.Franco Mari su una delle fotografie si legge: "..è stato usato l'effetto rilievo che non svela l'uso di fili nascosti nell'immagine inferiore accentuando i contorni e con aggiunta di una maschera di contrasto s'intravede una zona periferica più chiara e sfumata che riflette la luce, il che dimostra la presenza fisica dell'oggetto nello spazio circostante. Ad onor del vero l'unica valutazione che non può essere fatta con un simile fotogramma è la tecnica del lancio di un oggetto miniaturizzato, anche se alcune considerazioni successive portano a rendere altamente improbabile quest'ultima riflessione".
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1 commento:

Anonimo ha detto...

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