Il caso Rendlesham

I pini della foresta di Rendlesham, nel Suffolk, in Inghilterra, separano la base dell'aeronautica militare britannica di Bentwaters dalla sua controparte statunitense di Woodbridge, a tre chilometri di distanza. L'alba del 25 dicembre 1980,secondo il vicecomandante della base americana tenente colonnello Charles I. Halt, agenti del servizio di sicurezza di Woodbridge osservarono luci insolite all'esterno del cancello di servizio della base.
Pensando che un aereo fosse atterrato nella foresta, chiesero il permesso d'indagare. Tre agenti comunicarono poco dopo di aver avvistato nel bosco uno strano oggetto splendente. Era di aspetto metallico e di forma triangolare, largo circa tre metri e alto due. Illuminava l'intera foresta di una luce bianca.
"L'oggetto aveva in cima una luce pulsante e sotto una fila di luci blu", riferì Halt nel suo rapporto firmato. Si librava nell'aria oppure si sosteneva su delle specie di zampe. Quando gli agenti gli si avvicinarono, esso manovrò fra gli alberi e scomparve. A questo punto gli animali di una vicina fattoria parvero impazzire. L'oggetto fu avvistato per breve tempo circa un’ora dopo presso il cancello di servizio.
"Il giorno dopo", continuava il rapporto di Halt, "dove l'oggetto era stato avvistato furono osservate nel terreno depressioni profonde quattro centimetri e del diametro di diciassette. La notte seguente l'area fu controllata per rilevare tracce di radioattività. I contatori segnarono 0,1 milliröntgen di beta/gamma, con punte massime in tre depressioni. Più tardi, quella notte, fu vista attraverso gli alberi una luce rossa simile a un sole. Si spostava e pulsava. A un certo punto parve emanare particelle splendenti, e poi si frantumò in cinque distinti oggetti bianchi prima di scomparire. Immediatamente dopo, furono notati nel cielo tre oggetti simili a stelle, due in direzione nord e uno verso sud, e tutti a circa dieci gradi rispetto all'orizzonte. Si spostavano rapidamente in bruschi movimenti angolari, ed emettevano luci rosse, verdi e blu."
Quando fu interrogato sull'episodio della foresta di Rendlesham, il ministro britannico della Difesa negò di saperne qualcosa. Più tardi, una copia della deposizione firmata del tenente colonnello fu ottenuta dagli Stati Uniti in base alla legge per la libertà d'informazione, unitamente a una registrazione della viva voce di Halt che rievocava l'episodio.
Lord Hill-Norton,membro della commissione ufologica nominata dalla Casa dei Lord, dichiarò che se il rapporto del tenente colonnello Halt fosse stato accurato c'era la totale evidenza che lo spazio aereo ed il territorio britannico erano stati violati ed erano perciò vulnerabili; se, invece, il rapporto fosse stato archiviato, le conseguenze di quella luce avrebbero potuto essere assai gravi in termini militari. Purtroppo, la posizione finale assunta dal Ministry of Defence sull'incidente fu che il rapporto, dopo essere stato attentamente esaminato, aveva portato alla conclusione sconcertante che non c'erano interessi legati alla difesa e non c'era nemmeno l'evidenza di qualcosa che si fosse introdotto nello spazio aereo britannico. Anzi, il rapporto aggiunse che proprio a causa dell'alta visibilità procurata dal fenomeno riportato era in totale contrasto con un'entrata nascosta nel regno Unito.
La nota governativa proseguiva affermando che gli avvistamenti ufologici non erano argomento attribuibile all'interesse del MOD poiché la gente, da sempre, vede cose nel cielo ed ha poi difficoltà a spiegarle ma, in molti casi, le luci sono da afferire a meteoriti, a frammenti di satelliti, a insolite formazioni nuvolose o alle luci degli aerei. In questo caso, tuttavia, nessuno è in grado di dare una spiegazione dell'accaduto
fonte: Il libro dei fatti incredibili ma veri - Charles Berlitz;CUF

Il caso Trancas

di Tiziano Morresi
21 ottobre 1963, siamo in Argentina nella provincia di Tucuman. Nella loro fazenda di “Santa Teresa” a 3 km da Trancas, La famiglia Moreno termina di cenare.
La fattoria non era allacciata alla rete elettrica, ma prendeva la corrente elettrica da una installazione privata. Quel giorno il gruppo elettrogeno si arrestò senza preavviso sin dal pomeriggio. Siccome non avevano più corrente elettrica, la cena si svolse a lume di candela e ci si spostava nelle varie stanze nella stessa maniera, e cosi si decise di andare a coricarsi presto. La casa che contiene otto stanze principali, ospitava quella sera sei persone: Teresa e Antonio Moreno, le loro tre figlie e una giovane ragazza di servizio di 15 anni Dora Martina Guzman.
I Moreno non sono veramente dei paesani, ma piuttosto dei proprietari terrieri, il cui livello culturale è molto al di sopra della media.
Intorno alle ore 20.00h, Yolié di Valle Moreno che era ancora alzata per nutrire il suo bambino, sente improvvisamente, la ragazza di servizio, Dora Martina Guzman, colpire alla porta di camera sua, piangendo. Essa aveva paura, non riusciva a spiegarsi quelle luci che entravano e uscivano dalle mura di casa. Yolié non prestò molta attenzione a questa osservazione. Ma, alcuni minuti più tardi, Dora Martina ritornò, più spaventata di prima: c'erano ancora quelle luci sconosciute all'esterno della casa. E non ne comprendeva la causa. Da qui la sua paura. Spiegò che ogni volta che usciva dalla casa, tutta la corte dell'azienda agricola s'illuminava durante alcuni secondi. Non poteva assolutamente essere un temporale, inoltre non c'erano che alcune nuvole nel cielo e non si sentiva rumori di tuono; alla fine Yolié e sua sorella, Yolanda, 21 anni la prima e 30 anni la seconda, si alzarono ed uscirono dalla casa per rendersi conto di persona cosa stesse succedendo. A prima vista, non poterono constatare nulla. Ma, come si avventurarono al di là della casa, recandosi, verso la linea ferrata, videro 2 oggetti molto brillanti sotto forma di dischi, apparentemente collegati assieme da un tubo fosforescente.
Yolié descrive l'oggetto come qualcosa che somigliava ad un piccolo treno, fortemente illuminato. Un certo numero di siluette, ombre dall’apparenza umane e che per le sorelle saranno state circa una quarantina, si agitavano all'interno di questa specie di tubo che apparentemente collegava i due "dischi volanti". Le siluette avevano, senza alcuno dubbio qualcosa di umano, e le giovani donne pensarono che fosse avvenuto un deragliamento sulla linea, o un sabotaggio della guerriglia. Le due sorelle decisero di andare comunque a vedere più da vicino. Se non che tornarono verso casa per cercare degli abiti più caldi, e Dora Martina ne approfittò per prendere la sua Colt 38, (sposata ad un militare di carriera) che aveva l'abitudine di tenere a portata di mano, quando restava sola in casa con le sue sorelle minori.
Yolié salì al primo piano a svegliare l’altra sorella Argentina, la minore dei Moreno e gli chiese di occuparsi del bambino. Quando Argentina comprese ciò che le sue sorelle s'apprestavano a fare, li informò dei pericoli dei sabotatori e della guerriglia. Ma la curiosità, non le impedì di accompagnare fino alla porta le sue sorelle. Ed é allora che lanciò un grido terribile, sorpresa dalla presenza di queste strane macchine vicino alla casa, e correndo per evitarle, inciampò su una pila di mattoni che si trovavano nella corte. Yolié, Yolanda e Dora Martina proseguirono nel loro intento di avvicinarsi alla ferrovia. Nel momento che stavano per passare la parte sud della casa, scorsero una luce verdastra, giusto dinanzi ad esse, vicino all'entrata principale dell'azienda agricola. La presero per quella dei fari dell'autocarro di uno dei vari dipendenti dell'azienda stessa. Si precipitarono allora per aprire il cancello principale.
Ma a quel punto le sorelle Moreno vivranno uno dei più strani ed incredibili incontri del 3 tipo, di tutta la storia dell'ufologia.
Mentre avanzavano verso il cancello, Yolié dirisse il fascio della sua lampada da tasca verso la luce, verso quel bagliore verdastro. In quel preciso momento, un oggetto avente la forma di un disco sormontato da una cupola, apparse, come sospeso tra il cielo e la terra...
Questo oggetto, largo 9 m, sembrava avere 6 grandi finestre. Apparentemente metallico, sembrava fatto da una serie di pannelli fissati tra loro, bordo contro bordo, in scomparti. La cupola era ugualmente metallica, più scura, e non aveva scomparti. L'oggetto si bilanciava dolcemente avanti e indietro. Improvvisamente, una banda multicolore si mise a girare all'interno delle finestre (oblò) ed una nebbia biancastra cominciò ad espandersi tutto attorno all'oggetto, con un rumore sordo leggero. I testimoni si resero così conto che c'era come un odore di zolfo. Ciò durò una trentina di secondi, dopo di che, senza preavviso alcuno, un soffio bruciante uscì dall'oggetto, colpendo Dora Martina e le due sorelle, proiettandole violentemente al suolo. Nello stesso momento, altri 3 dischi s'illuminarono lungo la strada ferrata: facendo un totale di 6 "oggetti volanti". Dopo pochi istanti, i genitori delle giovani ragazze osservarono l'oggetto, quello più vicino alla casa, affacciati ad una finestra che dava sulla strada ferrata.
Yolié Moreno nelle varie interviste date la chiamerà “vascello –madre”.
Mentre le ombre all'interno dell'apparecchio sembravano andare e venire sempre più rapidamente, essi videro il disco circondarsi di un fumo bianco, fino a che, non poterono vedere che solo una luce soffusa color arancio. Un tubo di luce emerse dal vertice dell'oggetto e sondò le pareti della casa. Ad un certo punto usci un’altra luce. I doppi tubi di luce continuarono la loro esplorazione: provenivano da 3 altri oggetti che erano disposti sulla strada ferrata e che non vennero subito avvistati dai testimoni.
Queste luci si dirigevano in particolare verso il pollaio, e sui trattori, ed un'altra esplorò la casa dei vicini. Le estremità di queste luci "solide" avanzavano lentamente, come se dovessero evitare degli ostacoli sul loro cammino, sempre in direzione della azienda agricola. Alcuni minuti bastarono ai "tubi luminosi" per coprire la distanza (180 m) dalla strada ferrata alla casa.
I tubi erano perfettamente cilindrici e facevano circa 9 m di diametro. Non proiettavano alcuna ombra. Spinta da una viva curiosità e per un impulso imstintivo, Yolié Moreno osò avanzare il suo braccio all’interno del fascio di luce. Sentì una forte sensazione di calore. Ciononostante la luce non subì alcuna alterazione durante questa breve esperienza, come se passasse attraverso il braccio. Fortunatamente questo calore non ebbe nessun effetto sulla pelle. A questo punto Yolié pensando che questa "cosa luminosa che non fa ombra e attraversa i corpi solidi" non è di questo mondo, terrorizzato si precipitò all'interno della casa.
Solo la ragazza di servizio, Dora Martina Guzman era seriamente ustionata al viso, alle gambe e sulle braccia. Si trattavano di ustioni di primo e secondo grado.
Nel frattempo la temperatura si era alzata in poco tempo dai 16° che c’erano prima ai 40° gradi. L'aria era satura di un odore come di zolfo e di bruciato, e i Moreno sentivano come dei pizzicotti sulla pelle. La madre di Yolié nel frattempo pregava dalla paura. Argentina e Yolanda invece supplicavano il loro padre a non uscire.
La casa era illuminata come in pieno giorno. Nessuno poteva spiegarsi la provenienza di questa luce. Nessuno dei testimoni riuscì ad osservare se tutto ciò era a causa degli “oggetti volanti”. La luce aveva un effetto potente sugli animali. I Moreno che possedevano 3 cani feroci osservarono che, sotto l’effetto della luce, questi animali cadevano in letargia. Quando poi i raggi si allontanavano un po' dai cani, questi sembravano ritornare alla vita. Anche le galline erano profondamente addormentate. I Moreno dichiararono inoltre che ad un certo punto il “vascello-madre” ,quello più vicino alla casa, dirisse il suo raggio di luce in direzione di Trancas. Nel giro di una decina di minuti, il lungo tubo di luce raggiunse la città, situata a tre chilometri di distanza. Poco dopo la luce tubolare rientrò nell’oggetto emettitore.
In seguito, e in un modo sorprendente, il tubo di luce fece un giro su sé stesso, e si dirisse nuovamente verso la casa. Infine, si ritirò lentamente, e, improvvsamente, scomparì completamente.
Finalmente, i 6 oggetti si alzarono in volo e mantenendosi ad una altitudine bassa, si dirissero verso est, verso la catena di montagne della Sierra Medina. Dall'inizio dell’avvistamento passarono circa dai 40 ai 50 minuti. Ma 30 minuti dopo la scomparsa completa degli oggetti, il cielo era ancora percorso da una luce arancione. Una volta che i Moreno uscirono dallo stato di prostrazione dovuto allo choc, si avventurarono nel giardino. La nuvola prodotta dall'oggetto che era stato più vicina alla casa, fluttuava ancora in aria. Era molto spesso e espandeva ancora un forte odore di zolfo.
La nuvola si disperse soltanto 4 ore dopo. Un giornalista che rese visita alla famiglia il giorno dopo disse che il calore e l'odore di zolfo si potevano ancora sentire all'interno della casa. Sui luoghi dove gli oggetti si erano arrestati, i Moreno scoprirono un cono perfetto di 1 m di altezza: era fatto da una pila di piccole palline bianche di 1 cm di diametro. Il giorno dopo, trovarono le stesse piccole palline sulla strada ferrata, proprio dove si trovavano gli “oggetti volanti”. Queste piccole palline si disintegravano facilmente con una semplice pressione. Furono successivamente analizzate in laboratorio, all'Istituto di Ricerca Chimica dell'Università di Tucuman. Si poté constatare che esse contenevano il 96,47% di carbonato di calcio ed il 3,51% di carbonato di potassio.
Un'indagine fu rapidamente lanciata dalla polizia. Si scoprì che anche José Acosta e tutta la sua famiglia avevano visto questa stessa illuminazione sulla strada ferrata, mentre Francisco Tropiano aveva visto i 6 dischi involarsi nel cielo intorno alle ore 22 e 15, ora alla quale i Moreno avevano visto i loro "ospiti" ritirarsi.
Altro fatto inspiegabile: un trattore posteggiato nella rimessa e semplicemente sfiorato da uno di questi cilindri luminosi, fu ritrovato il giorno dopo minuziosamente ripulito di tutto l’olio del motore e senza nessuna apparente manomissione.
Inoltre la corrente elettrica ritornò il giorno dopo senza l’intervento di nessuno. Non si saprà mai chi o che cosa ha causato il guasto per la semplice ragione che è stato probabilmente causato in un modo non-convenzionale.
Quale era lo scopo esatto della visita a questa azienda agricola dell’Argentina? Sembrerebbe che i piloti di queste macchine sconosciute conducessero un'indagine. Ma cosa speravano di trovare?
Altra possibilità: erano forse alla ricerca di una base per i loro apparecchi?
Quanto ai raggi di luce, sembrarono essere stati utilizzati per scoraggiare i curiosi che avrebbero voluto avvicinarsi troppo all'apparecchio. Quale che sia stato il motivo, in ogni caso, della visita di questi piloti sconosciuti, si può constatare che essi non volevano fare alcun male ai Moreno.

Francia: un atterraggio UFO (con occupante) nel 1790?

Vi illustriamo un caso semi-sconosciuto, un caso che raramente viene inserito nei magazine di settore ufologico. Stiamo parlando di un caso di atterraggio che sarebbe avvenuto ad Alençon (Francia) nel 1790. Il caso fu reso noto a metà anni 70 del secolo scorso e riproposto (come accenno) sulla rivista del MUFON nel 2005. Ecco la descrizione apparsa sul libro “Le Mystère des O.V.N.I. – Fantastiques contacts extra-terrestres”, scritto da Jack Perrin nel 1976. Farebbe parte di un rapporto scritto da un ispettore di polizia, tale De Liabeuf, che fu inviato da Parigi per indagare il caso. Ecco il suo rapporto:
“Il 12 giugno, alle 5 del mattino, dei contadini scorsero un globo enorme che pareva avvolto da fiamme. In principio pensarono che potesse essere ‘una mongolfiera in fiamme’, ma la grande velocià e un sibilo che usciva da questa massa li lasciarono perplessi. Il globo rallentò, ebbe delle oscillazioni, poi precipitò sulla cresta di una collina, sradicandone le piante. Il calore che emanava era così intenso che le erbe e gli arbusti furono quasi subito incendiati. I contadini riuscirono a circoscrivere l’incendio, che poteva estendersi a tutta la zona. La sera, quella sfera era ancora tiepdida e successe una cosa straordinaria per non dire incredibile; ne furono testimoni due sindaci, un medico e tre altre autorità che confermano il mio rapporto, senza contare le dozzine di contadini presenti. La sfera, che avrebbe potuto contenere una carrozza, dopo tutto quel volo era rimasta intatta; destava tanta curiosità che la gente accorreva da ogni dove per vederla. Allora, improvvisamente, si aprì una specie di porta e, qui è l’interessante, ne uscì una persona come noi, ma vestita in modo strano (portava un abito che aderiva completamente al corpo) e, vedendo quella folla, mormorò qualcosa di incomprensibile e si mise in salvo nel bosco. I contadini istintivamente si ritrassero, per paura, e quello si salvò perchè, poco dopo, la sfera scoppiò silenziosamente, lanciando dappertutto dei pezzi che si consumarono fino a ridursi in polvere. Furono intraprese delle ricerche per ritrovare l’uomo misterioso, ma questi sembrava essersi dissolto, a meno che non sia scomparso da una dimensione all’altra perchè fin allora non ne era stata scoperta la più piccola traccia. Si tratta forse di un essere venuto da un altro mondo con quello strano veicolo? Io non sono uno scienziato; è un’idea che mi è venuta all’improvviso…”
Fin qui il rapporto. L’autore Perrin che ha fatto conoscere questo caso nel suo libro fa sapere, inoltre, che il rapporto stesso fu subito fatto pervenire all’Accademia delle Scienze di Francia e fu accolto con sarcasmo dagli scienziati che negarono in maniera assoluta la possibilità che un essere vivente potesse arrivare sulla Terra Essi considerarono il rapporto come il prodotto di una fervida immaginazione, alimentata da discorsi fantasiosi dei contadini che non sapevano nemmeno loro cosa avevano visto. Questi dotti personaggi non vollero neanche scomodarsi per recarsi sul luogo in modo da costatare de visu il cratere prodotto dalla sfera; tuttavia questo buco rimase visibile per anni.
fonte: Centro Ufologico Taranto

I documenti UFO declassificati in UK e la “cecità” dei giornalisti

di Antonio De Comite (Centro Ufologico Taranto)
In questi giorni c’è un gran parlare dei documenti declassificati, o meglio una parte di documenti, da parte del MoD (Ministero della Difesa) britannico. Il periodo copre gli anni che vanno dal 1981 al 1996. Si è subito, in maniera censoria, fatto credere che quasi tutti gli avvistamenti si sono incrementati, soprattutto nel 1996, a causa del successo mediatico e televisivo di “The X-Files”. La tesi è stata avallata e fatta credere vera dal noto scettico, in tema di UFO, David Clarke, docente di giornalismo alla Sheffield Hallam University e incaricato dal Governo britannico di pubblicare il tutto. Quindi quasi tutte allucinazioni, mitomanie, lanterne cinesi e palloni sonda. E la stampa “abbocca”, facendo un “copia ed incolla”, senza andare a visualizzare per davvero i documenti desecretati. Ma se lo avessero fatto avrebbero sicuramente notato che non è tutta roba da “manipolazione da telefilms”. Nei documenti ci sono anche alcuni casi di incontri in volo, tra velivoli e UFOs (Unidentified Flying Objects), con casi di “near miss” (quasi collisione). Eccone un esempio:

Documento DEFE 24/1961 (pagina 381). Qui si parla di un “oggetto luminoso” che è passato vicino ad un aereo che si avvicinava a Manchester, nel mese di gennaio 1995 ( http://filestore.nationalarchives.gov.uk/pdfs/ufos/defe-24-1961.pdf )

Documento DEFE 24/1960 (pagina 294). Qui si parla di un “oggetto nero, a forma di losanga” che passa vicinissimo ad un aereo (a circa 500 metri dal velivolo) che si spostava sopra Berkshire, nel mese di agosto 1994 ( http://filestore.nationalarchives.gov.uk/pdfs/ufos/defe-24-1960.pdf )

Documento DEFE 24/1960 (pagine da 320 a 324). Qui si illustra il caso di UFOs inseguiti da caccia F-16 dell’aeronautica belga, di stanza in Inghilterra, nel marzo del 1990 ( http://filestore.nationalarchives.gov.uk/pdfs/ufos/defe-24-1960.pdf )

Documento DEFE 24/1960 (pagine da 424 a 425). Qui si illustra il caso di un equipaggio di un velivolo, in volo da Mosca a Tokyo, che nel mesi di marzo 1994 nota un “enorme oggetto” entrare nell’atmosfera terrestre, oltre l’Artico, che provoca un “onda d’urto” lunga 200 miglia. L’equipaggio ha poi riferito che l’UFO proveniva da oltre il polo Nord ed andava ad una velicità stimata di circa “10/15.000 mph”. Inizialmente ipotizzarono il rientro dello Space Shuttle, ma questa ipotesi cadde immediatamente. ( http://filestore.nationalarchives.gov.uk/pdfs/ufos/defe-24-1960.pdf ).

Questi pochi casi riportati sono così probanti che anche uno scettico si ricrederebbe, ma si preferisce celare, parlare di documenti facilmente smentibili e portare a livello di “mass media” la tesi che è quasi tutta una allucinazione di massa. Ma come si fa a dire che questi piloti, che rischiano la propria vita e del loro equipaggio in volo, hanno avuto le allucinazioni, ampliate dal serial di “X-Files”? Perchè i giornalisti continuano a fare il “copia ed incolla” di notizie internazionali, senza un approfondimento in merito? Perchè continuano ad essere “ciechi” nei confronti di avvistamenti così probanti? Meglio parlare di alieni con la testa a forma di “limone” facilmente smontabili, che casi di “air miss” in volo tra aerei e UFOs provenienti da “Altrove”. Peccato che la gente non abbia più l’anello al naso.

Avvistamento a San Fermo della Battaglia

In questi giorni mi è giunta una segnalazione via mail da parte di una persona di cui pubblicherò solo le iniziali per motivi di privacy.Il giorno 30 Luglio verso le ore 20:30,insieme a sua moglie Mariangela e suo figlio Alessio,il testimone ha notato qualcosa di strano nei cieli di San Fermo della Battaglia in provincia di Como mentre era nel giardino di casa.Pubblico di sotto la sua testimonianza:
"Mi chiamo D.G. e con mio figlio Alessio e mia moglie Mariangela abbiamo osservato il cielo verso le ore 20:30 ... Due oggetti rotondi e, sembra, con un buco nel centro, volavano alti nel cielo. Erano vicini, avvicinandosi e allontanandosi tra di loro .... erano molto alti e per osservarli meglio abbiamo usato il binocolo ... la loro velocità non sembrava elevatissima ma il loro moto e i loro movimenti erano veloci e perfetti, praticamente sincronizzati ... potevano sembrare due "ciambelle" gonfiate. Ma quanto erano grandi per essere visibili da quell'altezza anche ad occhio nudo? La sensazione che tutti noi abbiamo provato era che si trattasse di qualcosa di strano. Tutt'ora non siamo in grado di dire cosa fossero."
"Gli oggetti che volavano nel cielo erano perfettamente tondi. Ad occhio nudo non si riusciva a vedere perfettamente i particolari. Sembravano solamente due ombre tonde e scure che volavano ... abbiamo provato a fotografarli ma, non riuscivamo a metterli nell'obbiettivo ... effettivamente erano distanti da noi ... mi piacerebbe riuscire a spiegare perfettamente il moto ondulatorio che effettuavano che, come ho già detto, era perfetto e veloce ... mi chiedo quanto veloce considerata la distanza dalla quale io guardavo ... inoltre se ci penso bene erano sicuramente molto grandi sempre in relazione alla distanza (come paragone prendo un aereo che vola) ... Mio figlio mi fa notare che dietro a questi oggetti vedeva un'ombra più scura che li circondava e li seguiva. Io questo particolare non sono riuscito ad individuarlo" "Ho quasi quarant'anni e non ho mai visto nulla di simile volare sopra le nostre teste ..."

Abduction: una nuova sindrome neuropsichiatrica?

di Patrizio Caini
Durante la seconda metà degli anni '80 e tutti gli anni '90, gli addetti ai lavori hanno assistito ad un significativo incremento del numero dei casi di presunta "abduction", in tutti gli strati sociali e in tutte le fasce d'età, incremento che è andato di pari passo con un aumento dell'interesse da parte dei mass-media nei confronti di questa problematica.
Come risultato di questa presa di coscienza generalizzata, il fenomeno è stato ampiamente divulgato attraverso molteplici canali mediatici: dalla televisione, con documentari sull'argomento, film e serial, alla carta stampata, con libri e riviste specialistiche, a talk-show in cui gli ospiti raccontavano esperienze di rapimento di fronte a milioni di telespettatori.Di colpo, un argomento che fino al quel momento era conosciuto da un piccolo gruppo di appassionati e di studiosi è balzato agli onori della cronaca ed ha assunto un'insospettata popolarità, tanto che, a tutt'oggi, ben pochi non hanno mai sentito parlare di "rapimenti alieni".Questa presa di coscienza, se da una parte ha avuto il merito di far uscire dalla clandestinità questa problematica e di sensibilizzare una piccola parte dell'opinione pubblica, dall'altra ha innescato un pericoloso meccanismo a causa del quale soggetti molto ben informati sull'argomento e particolarmente suggestionabili e influenzabili, magari con qualche preesistente anomalia strutturale e funzionale in determinate aree cerebrali, finiscono per confondere fantasie e desideri subconsci per ricordi reali e per auto-convincersi di avere realmente vissuto esperienze di questo tipo.In questo senso, le abduction potrebbero costituire una nuova sindrome neuropsichiatrica ma anche un non trascurabile fenomeno sociale e sociologico degli anni '90 e 2000.A sostegno di tale ipotesi, vi è tutta una serie di studi condotti da unità di ricerca multidisciplinari costituite da psicologi, neuropsichiatri e neurofisiologi, studi che è possibile reperire in letteratura e che mostrano come per i casi analizzati si possa chiamare in causa una spiegazione convenzionale basata su elementi oggettivi che riconducono gran parte delle presunte abduction a falsi ricordi.Nei primi anni '90, M. A. Persinger condusse un interessante studio presso il Laboratorio di Neuroscienza Compottamentale dell'Università Laurenziana di Sudbury, in Ontario (Canada), nel corso del quale sottopose a tutta una serie di accertamenti neuropsicologici sei soggetti adulti che avevano improvvisamente rievocato ricordi prescolastici di abusi sessuali o di visite/abduction aliene. È interessante notare come queste esperienze emergessero quando l'ipnosi veniva impiegata in un contesto di abusi sessuali o di religione New Age e come esse fossero seguite da una riduzione dell'ansia.I soggetti mostravano un significativo aumento delle capacità di astrazione e di immaginazione infantile, complessi segni parziali epilettico-simili e suggestionabilità.I dati neuropsicologici indicavano anomalie fronto-tempotali destre, nonostante i profili del M.M.P.I. (Minnesota Multiphasic Personality Inventory: Inventario Minnesota della Personalità Multifasica; test psicodiagnostico molto simile a quello che viene somministrato ai ragazzi chiamati alle armi durante la visita di leva) risultassero entro la norma.I risultati supportano l'ipotesi secondo cui un'immaginazione potenziata, dovuta ad instabilità del lobo temporale nell'ambito di specifici contesti, faciliti la creazione di falsi ricordi, ulteriormente rafforzati nel caso in cui vi sia anche riduzione dell'ansia. In un altro studio condotto da Persinger e da T.L. Dittburner, presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Laurenziana, a venti giovani donne psicologicamente ben strutturate venne fatta ascoltare una storia ambigua riguardante un giovane ragazzo che aveva provato paura, fiutato strani odori, sperimentato una sensazione opprimente durante la notte e riportato lesioni cutanee la mattina successiva. Dopo avere realizzato il H.I.P. (Hypnotic Induction Pro file: Profilo di Induzione Ipnotica), alle donne fu , chiesto di valutare la percentuale di prevalenza degli abusi sessuali nell'infanzia o dei rapimenti alieni nella popolazione generale. Vi furono delle correlazioni significativamente positive tra le valutazioni della prevalenza effettuate dai soggetti, l'entità dell'amnesia e gli indici di anomalie dell'emisfero cerebrale destro.È ancora oggetto di discussione la relazione tra le osservazioni, la formazione della cosiddetta F.M.S. (False Memory Syndrome: Sindrome della Falsa Memoria) e lo sviluppo di allucinazioni non psicotiche.Presso l'Università di Carleton, ad Ottawa (Ontario, Canada), N.P. Spanos, C.A. Burgess e M.F. Burgess mostrarono come certi individui, talvolta, fantastichino interi, complessi scenari e successivamente, definiscano tali esperienze come ricordi di eventi reali, anziché considerarli il frutto di una fervida immaginazione. Lo studio in questione prese in esame tre fenomeni di questo tipo: esperienze di vite passate, contatti con creature aliene e rapimenti da parte di queste ultime e ricordi di abusi rituali di tipo satanico apparentemente subiti durante l'infanzia. Fu mostrato come, in ciascuno dei tre casi, la scoperta di eventi immaginifici risultasse frequentemente associata con procedure ipnotiche e interviste strutturate, durante le quali al soggetto vengono rivolte domande decise e ripetute, relative alle esperienze che si crede egli abbia effettivamente vissuto, domande che, inevitabilmente, finiscono per legittimare tali esperienze come "ricordi reali".I risultati ottenuti da questo studio supportano l'ipotesi secondo cui la rievocazione dei ricordi è organizzata in termini di speranze e credenze correnti. Un interessante studio apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet mostra quanto potere abbiano i media nell'influenzare certi soggetti particolarmente fantasiosi e suggestionabili. Le persone tendono ad ottenere la maggior parte delle loro informazioni al di fuori del proprio ambito professionale e famigliare, per la precisione dalla carta stampata, dalla radio e dalla televisione.L'autore di questo studio, T. Radford, si chiese se l'opinione pubblica credesse realmente alle improbabili storie diffuse dai media, come quella che suggerisce, ad esempio, la possibilità che non vi sia una correlazione patogenetica tra il virus dell'H.I.V; (Human Immunodeficiency Vìrus: virus dell'immunodeficienza umana) e l'A.I.D.S. (Acquired ImmunoDeficiency Syndrome: sindrome da immunodeficienza acquisita).Radford fece notare come gli stessi individui che non sono disposti a credere a queste e ad altre leggende metropolitane, poiché ritenute poco verosimili, fossero, a vari gradi, inclini a credere ad altre storie considerate, in genere, altrettanto poco plausibili, quali gli oggetti volanti non identificati (U.F.O.: Unidentified Flying Objects), l'astrologia, la metempsicosi (reincarnazione) e i rapimenti alieni.Presso la Scuola di Psicologia dell'Università di Ottawa, AL. Patry e LG. Pelletier presero in esame le credenze, gli atteggiamenti e le esperienze correlate ad avvistamenti di oggetti volanti non identificati e a rapimenti alieni.I due ricercatori misero a punto un test per valutare le credenze sui fenomeni ufologici e lo somministrarono ad un campione di 398 studenti canadesi. I risultati derivati dall'elaborazione delle scale di valutazione delle credenze paranormali mostrarono che la maggioranza dei soggetti credeva negli U.F.O., nonostante la maggior parte di essi non ne avesse mai visto uno mentre solo una piccola parte credeva ai rapimenti alieni.Gli autori giunsero alla conclusione che le credenze negli U.F.O. originassero da forze sociali piuttosto che da esperienze personali.Ricercatori del Dipartimento di Psicologia ddl'Università di Harvard, a Cambridge (Massachusetts, U.S.A.), studiarono i meccanismi psicologici responsabili della creazione della "falsa memoria" in soggetti che riferivano di avere recuperato ricordi di eventi traumatici, eventi che, probabilmente, non si sono mai verificati, quali, ad esempio, rapimenti ad opera di creature aliene provenienti dallo spazio profondo.Il recupero di falsi ricordi venne studiato in tre gruppi: nel primo gruppo i soggetti riferivano di avere recuperato ricordi relativi a rapimenti alieni, il secondo gruppo comprendeva chi credeva di essere stato rapito dagli alieni, senza, tuttavia, avere alcun ricordo relativo a tale esperienza, mentre il terzo annoverava soggetti che negavano di essere stati sequestrati da creature extraterrestri.I risultati dello studio mostrarono che i soggetti appartenenti al primo gruppo risultavano più inclini dei soggetti di controllo a rievocare falsi ricordi.I ricercatori notarono anche come il grado di suggestionabilità ipnotica, la costellazione sintomatologica associata ad una sindrome depressiva e caratteristiche schizotipiche costituissero significativi marcatori predittivi di rievocazione di falsi ricordi.
In accordo con quanto emerso dagli studi illustrati sopra, tuttavia, ritengo che gran parte delle abduction sia soggettiva, ossia scaturisca dalla mente creativa di soggetti estremamente suggestionabili, in virtù di meccanismi neuropsicologici che portano alla rievocazione di falsi ricordi che i soggetti stessi non sono in grado di discriminare da quelli reali. I primi, difatti, potrebbero essere il risultato dell'elaborazione inconscia dei secondi, di fantasie e di desideri repressi ma potrebbero anche essere prodotti a seguito di uno o più disturbi da stress post-traumatico, le cui cause devono essere ricercate nel vissuto passato dei soggetti.È altresì interessante notare come, in taluni casi, nei soggetti in cui i ricercatori hanno verificato il recupero di falsi ricordi relativi a rapimenti alieni, siano state riscontrate delle anomalie morfo-strutturali di determinate aree cerebrali.Gran parte dei presunti addotti, quindi, potrebbe soffrire di una nuova forma di sindrome neuropsichiatrica, frutto dei tempi in cui stiamo vivendo e scaturita dalla complessa interrelazione di fattori di tipo neuropsichiatrico e di tipo ambientale/culturale.
(n.b. per motivi di semplificazione ho ritenuto opportuno tagliare un pezzetto dell'articolo in cui l'autore sosteneva l'ipotesi terrestre delle restanti abduction ritenute vere.Per leggere l'articolo intero: http://pdfmenot.com/store_local/2558ce7ed7d75693e24f1483b9c947a8.pdf )

Misteriosi bagliori nei cieli di Taranto,Conversano e Cisternino

TARANTO – Un misterioso bagliore si è verificato questa sera nei cieli di Taranto: ne sono stati testimoni centinaia di cittadini che passeggiavano sul lungomare del capoluogo jonico. Al bagliore è seguita la caduta di alcuni frammenti, precipitati in un raggio di decine di chilometri.
Decine di telefonate hanno segnalato l’episodio ai centralini di vigili del fuoco e carabinieri e nella redazione della Gazzetta del Mezzogiorno.
L’aeronautica militare ha escluso la possibilità di un incidente aereo. Resta al momento l’ipotesi di un meteorite, o di un satellite rientrato sul terra ed esploso al contatto con l’atmosfera.
SEGNALAZIONE ANCHE NEL BARESE
Un oggetto luminoso non meglio identificato sarebbe stato visto cadere da alcuni cittadini non lontano dal comune di Conversano, a una quarantina di chilometri da Bari.
La segnalazione è stata fatta verso le 20.30 con diverse telefonate al 112 e alla centrale operativa dei vigili del fuoco: chi chiamava faceva riferimento a un «oggetto luminoso» caduto dal cielo.
Anche la prefettura di Bari conferma che ci sono state queste segnalazioni. Da prime verifiche sui radar dell’Aeronautica militare pare tuttavia che non sia comparsa alcuna anomalia o presenza di velivoli in volo.
«Non ci sono elementi per poter classificare questo oggetto», ha detto in proposito il colonnello Antonio Bacile, comandante provinciale dei carabinieri confermando di aver saputo di questo avvistamento a Conversano.
«Ora – ha aggiunto – stiamo facendo verifiche incrociando i dati in possesso con quelli di altri enti. Stiamo soprattutto cercando di classificare questo oggetto».
AVVISTAMENTO ANCHE A CISTERNINO
Strano, curioso avvistamento anche nel cielo di Cisternino. “Era una palla grande, luminosa, il colore era tra l’azzurro e il verde e lasciava una scia gialla”. A parlare sono Sandra Bonilla e Anna Agrusta che erano in sosta in via Roma all’altezza del civico 12 . “Si muoveva in senso orizzontale e tutto è avvenuto molto velocemente, all’incirca nell’arco di cinque, sei secondi, ed erano le 20 e 15″. Avvistamenti simili si erano verificati anni addietro.
Cinque anni fa una maestra aveva visto una “palla” luminosa molto simile a quella di venerdì e, all’epoca si parlò di extraterrestre. Altri avvistamenti erano avvenuti ma spesso si è reticenti nel rilasciare dichiarazioni agli organi di stampa perché si diventa in poco tempo oggetto di beffa. Immediatamente dopo l’avvistamento, sulla stessa rotta della sfera luminosa, è passato un aereo e l’altitudine era la stessa.
Quando la voce è iniziata a diffondersi nel paese altri hanno affermato di avere visto il curioso oggetto volante. Sicuramente nei prossimi giorni si saprà se si è trattato di un meteorite o altro frammento celeste in caduta.
fonte: Centro Ufologico Taranto

I culti cargo

di Johannes Fiebag
Avete mai sentito parlare di "culti cargo"? Cosa si intende esattamente con tale espressione? I culti cargo sorgono nel momento in cui una data cultura, tecnologicamente avanzata, entra in contatto con un'altra più arretrata: è la stessa strana esperienza a suo tempo vissuta da Cristoforo Colombo, il quale, approdato su una delle isole delle Bahamas, racconta sul libro di bordo l'incontro del suo equipaggio con gli indigeni del posto: "Ci accolsero riverendoci come se fossimo stati dèi discesi dal cielo".Analogamente a Colombo, anche Sir Francis Drake venne scambiato per un'entità soprannaturale dai nativi indiani stanziati nella zona dell'attuale San Francisco: "Cercammo di spiegare loro che non eravamo degli dei - ricorda lo scrivano di bordo - ma inutilmente".Il capitano James Cook, sbarcato a Tahiti, fu creduto il dio Rongo, ritornato fra gli uomini dopo aver a suo tempo, secondo la leggenda, abbandonato l'isola a bordo di una nave simile ad una nuvola.Il capitano francese Jean Ribault, fece erigere in Florida, nel 1565, una colonna con l'emblema del proprio Stato; qualche anno più tardi la colonna divenne il centro dei culti religiosi degli indigeni del posto, che l'adornavano con ghirlande e vi ponevano davanti doni sacrificali.Tali culti persistono anche nel nostro secolo. Negli anni Venti il naturalista James Hurley constatò che non solo a lui, ma anche al proprio idrovolante, gli indigeni della Nuova Guinea, erano soliti ogni sera sacrificare un suino: essi credevano l'aeroplano una entità divina.Quando nel 1943 altri uomini bianchi penetrarono per la prima volta nell'altopiano orientale della Nuova Guinea, videro che gli indigeni maneggiavano lunghe aste di bambù, provviste di fili dati da fibre vegetali e sormontate da pseudo microfoni di legno: più tardi essi appresero che i nativi altro non volevano che imitare il comportamento dei soldati americani, osservati presso una vicina base aerea e dai cui "grandi uccelli metallici" essi attendevano doni.Da questa speranza riposta nei doni, cioè nelle merci (inglese "cargo"), deriva la denominazione di tali culti religiosi.Il caso più curioso ebbe luogo in una piccola isola dei mari del Sud, Tinna, dove negli anni Venti visse per un breve tempo un soldato americano, John Frum. Ancora oggi l'intera vita religiosa del posto è incentrata sulla sua figura: egli viene considerato una divinità della quale si attende il ritorno dalla "Terra Promessa", ossia dall'America, carica di ricchi doni per le popolazioni. Un paio di monete e di banconote di John Frum sono custodite come reliquie, ed in suo onore è stato costruito un piccolo tempio di bamboo; infine gli isolani portano tatuate sull'avambraccio le lettere "USA" ed il capo tribù dell'epoca, al quale successivamente John Frum sarebbe apparso in sogno, è nel frattempo venerato come "grande profeta".È interessante notare che í misteriosi strumenti tecnici degli "stranieri" erano descritti attraverso i concetti mutuati dal proprio lessico, per cui un aeroplano era rappresentato come "grande uccello" o come "uccello tonante"; una locomotiva, come "cavallo di fuoco"; i cavi telefonici come "fili cantanti". Presso gli Apache, ancora oggi, le componenti di un'automobile vengono definite tramite concetti relativi all'anatomia umana: i fari sono "gli occhi", il motore è "l'intestino" e via dicendo.
LEGGENDARI ARRIVI CELESTI
Se si confrontano ora questi culti cargo con le religioni a noi note, riscontriamo inevitabilmente alcuni elementi comuni sorprendenti. Le leggende, tramandate oralmente, relative agli dei scesi dal cielo su carri di fuoco per punire o per ricompensare gli uomini o per esigere da loro dei servigi, esistono presso tutti i popoli del mondo. Gli "dei" del "nuovo mondo" e quelli del XX° secolo, che determinarono la nascita dei culti cargo nei mari del Sud o in qualsiasi altro posto, sono a noi noti. Ma chi furono invece questi altri dei responsabili millenni orsono, della nascita di identici culti e religioni dell'intero pianeta?
I KAJAPPOS
In Amazzonia vive la tribù dei Kajappos. Da tempi remoti essa venera un dio dal nome Bep Kororoti, di cui si racconta arrivò e visse in mezzo agli indigeni, per poi fare ritorno al cielo. Bep Kororoti, avrebbe indossato uno strano abito che lo ricopriva da capo a piedi e in mano teneva uno strumento da cui scaturivano dei fulmini. Infine egli avrebbe impartito agli uomini le tecniche fondamentali dell'agricoltura e dell'allevamento, nonché nuovi stratagemmi per la caccia, per ripartire infine fra fuoco e fiamme, scomparendo nel firmamento. Ancora oggi i Kajappos celebrano una volta l'anno una grande festa, in ricordo di questo loro dio, nel corso della quale un sacerdote si immedesima nel ruolo di Bep Kororoti, indossando un bizzarro indumento di paglia. Tutto questo non ricorda forse da vicino il culto celebrato nel secolo attuale in onore di John Frum, sull'isola di Tinna? L'unica differenza rispetto a quest'ultimo è che la leggenda dei Kajappos si riferisce ad eventi verificatisi oltre 25.000 anno orsono.
I DOGON E SIRIO B
Rimanendo in un contesto analogo, rivolgiamo ora la nostra attenzione ad un'altra popolazione e ad altre relative leggende.Nel territorio corrispondente all'odierno Mali, nell'Africa Occidentale, vive la tribù dei Dogon, i cui miti vennero per la prima volta studiati un sessantennio orsono da due etnologi francesi. Le ricerche fecero luce su particolari a dir poco sconcertanti: l'intera vita religiosa dei Dogon era incentrata sulla cosiddetta festa dei Sigui, che ricorreva ogni cinquant'anni; si tratta del periodo - così riferirono gli sciamani del villaggio agli sbalorditi etnologi - in cui una stella, invisibile dal nostro pianeta, completa la propria rivoluzione attorno a Sirio. Oggi sappiamo con certezza dell'esistenza di una simile stella, la cui scoperta avvenne alla fine del secolo scorso e della quale esistono fotografie realizzate solo all'inizio degli anni Settanta. Si tratta pertanto di una stella assolutamente invisibile ad occhio nudo!Ma questo non è ancora tutto: i Dogon sono al corrente non solo dell'esistenza della stella in questione, ma ne conoscono anche il periodo di rivoluzione, i già citati cinquant'anni, che la moderna astronomia ha confermato. Essi inoltre sanno che la Sirio B descrive un'orbita ellissoidale attorno alla principale Sirio A e che è caratterizzata da una massa enormemente pesante. Un semplice pungo di materia, secondo i Dogon, peserebbe più di tutti i granelli delle spiagge del mondo messi insieme.Sirio B infatti è una cosiddetta Nana Bianca, cioè una stella che un tempo subì un processo di contrazione, a seguito del quale la sua materia venne enormemente compressa.I Dogon inoltre sanno da millenni che la superficie della luna è "secca e morta come sangue secco e morto", descrivono Saturno circondato da un singolo anello e conoscono le quattro grandi lune galileiane di Giove.Della nostra Via Lattea essi parlano come di un ammasso stellare e spiraliforme, analogo a tanti altri. Si tratta di nozioni da noi acquisite solo a partire dal secolo scorso.Mentre tutto ciò è noto ai Dogon dal XIII° secolo dopo Cristo: a tale periodo infatti è possibile far risalire l'impiego delle maschere rituali che ogni 50 anni vengono prodotte in occasione della festa del Sigui. Da chi ha appreso i Dogon queste sorprendenti informazioni?La loro tradizione orale parla di un dio, sceso dalle stelle su di una grande arca e denominato Nummo, un essere a metà strada fra l'uomo e il pesce.
OANNES: UOMO-PESCE
Colpisce constatare che anche i Sumeri, civiltà stanziata nell'area dell'odierno Irak, adorassero una curiosa figura, da loro denominata Oannes. Anche Oannes sarebbe sceso dal cielo a bordo di una "enorme perla luccicante", per portare la conoscenza agli uomini. Si tenga presenta a questo proposito un dato estremamente interessante: la civiltà sumerica, di fatto la più antica del mondo, si sviluppò repentinamente, quasi da un giorno all'altro.
Desidero ora soffermarmi su un altro esempio, a mio avviso estremamente utile per la ricerca di tracce extraterrestri nel passato. Nel 580 a.C. viveva in un ghetto di Babilonia il profeta biblico Ezechiele, un membro delle tribù israelitiche lì deportate qualche anno prima. Nell'anno 584 Ezechiele, ancor giovane, durante una delle sue peregrinazioni nel deserto, vive un'avventura straordinaria: "Un carro celeste" si posa al suolo davanti ai suoi occhi; in cima ad esso egli scorge una figura, che di li a poco incomincia a rivolgergli la parola. Nel testo biblico si legge: «Nel trentesimo anno, al quinto giorno del quarto mese, mentre mi trovavo tra gli Esiliati sulle rive del fiume Kebar, il cielo si aprì e vidi quindi levarsi un possente vento proveniente da Nord, accompagnato da una grande nube e da una grande massa di fuoco: un abbacinante bagliore la circondava, in mezzo alla massa di fuoco pareva di intravedere del rame».Ezechiele descrive quindi quattro corpi, che ai suoi occhi avevano sembianze di animali, in ognuno dei quali egli ravvisa quattro ali. Da questi corpi si sprigionavano a più riprese dei lampi e avevano qualcosa di simile a mani umane posto sulle loro "gambe". Tali "gambe" erano dritte e presentavano dei "piedi" arrotondati che rilucevano come "rame lucido". Le strane figure, prosegue, possedevano anche delle ruote: «Come vidi le figure, notai che ognuna di esse evidenziava una ruota. Le ruote avevano l'aspetto del turchese, erano tutte e quattro uguali e si presentavano come se fossero una all'interno dell'altra; esse potevano muoversi in tutte le direzioni e, nel muoversi, non si giravano». È interessante anche la descrizione di ciò che si trovava al di sopra di queste figure alate, fornite di gambe metalliche e di ruote: «Sopra le teste delle figure si poteva scorgere una volta celeste, simile ad un cristallo; quando le figure si muovevano, potevo udire il rumore del battito delle loro ali, che ricordava lo scrosciare di grosse masse d'acqua, come la voce dell'Onnipossente: un frastuono simile ad un reggimento in marcia. E al di sopra della volta posta sulle loro teste, si scorgeva una specie di trono brillante come uno zaffiro, sul quale sedeva un essere simile ad un uomo: la sua figura emanava una grande luminosità, simile all'arcobaleno dopo il temporale; sentivo di trovarmi al cospetto della gloria del Signore, mi buttai quindi al suolo; e qualcuno prese a rivolgermi le seguenti parole: "Alzati, figlio dell'Uomo, perché io possa parlarti". Come sentii questa voce, la vita ritornò in me».Cerchiamo ora di immedesimarci nella situazione che visse Ezechiele: un sacerdote degli Israeliti, ha improvvisamente uno straordinario incontro con un "carro celeste", in cui riconosce strutture che egli denomina "ali", "gambe metalliche", "ruote", un corpo centrale ed infine un essere posto sulla sommità, seduto su un trono, che gli si rivolge verbalmente. Nulla di strano se il giovane profeta, di fronte ad un tale spettacolo cade in preda ad uno shock per l'esperienza vissuta; parecchi giorni dopo infatti scrive: «Mi riunii agli esiliati che vivevano lungo il fiume Kebar, a Tel Abib. Rimasi con loro sette giorni, completamente sconvolto».
LA NAVE SPAZIALE DI BLUMRICH
Oltre vent'anni orsono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la NASA, fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del "carro celeste" visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di Shuttle, concepito per atterrare in quei pianeti provvisti di atmosfera, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio.Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando non si giravano", Blumrich giunse ad una sua personale interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Tecnologia extraterrestre risalente a 2500 anni prima, brevettata negli USA nel 1972! Ezechiele descrive nel suo libro i ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. Nel 40° capitolo scrive: «Nel venticinquesimo anno della nostra prigionia, all'inizio dell'anno, al decimo giorno del mese, la mano del Signore venne verso di me, per portarmi laggiù; là essa mi ripose su di un'alta montagna, ove stavano edificando qualcosa simile ad una città rivolta verso sud».Ezechiele, che non può sapere dove in realtà è stato portato, pensa di trovarsi in una qualche regione di Israele. Davanti al tempio, sotto la porta di accesso, stazionava un uomo di aspetto "metallico", che in mano aveva una squadra ed un cordoncino di seta.
IL TEMPIO DI GERUSALEMME
Quanto segue nel libro di Ezechiele è una dettagliata descrizione, di numerose pagine, relativa ad una strana struttura provvista di mura esterne, atri, cortili, interni, porte di accesso, scale, camere e dell'intero tempio. Di tale edificio si sono avuti nel passato ripetuti tentativi di ricostruzione, ma essi fallirono per l'imprecisione dei dati forniti da Ezechiele in merito alle dimensioni complessive ed al perimetro e la mancanza di indicazioni relative all'altezza delle strutture. Pertanto i teologi si sono sinora accontentati della versione ufficialmente nota, secondo la quale Ezechiele non si sarebbe trovato di fronte ad un tempio vero e proprio, ma alla visione del futuro tempio di Gerusalemme. Che queste siano conclusioni quanto meno frettolose e semplicistiche, è stato sinora ampiamente dimostrato.
LA RICOSTRUZIONE DI BEIER
L'ingegnere di Francoforte Hans Herbert Beier, dopo un lavoro decennale, ha presentato una propria interpretazione della struttura del tempio. "Questa è la struttura complessiva del tempio, descritta da Ezechiele; ci sono le mura esterne, gli atri, le porte di accesso e l'edificio principale". Diversamente dai precedenti tentativi, Beier giunse alla determinazione che il lato superiore di tale edificio dovesse essere aperto, come in un'antica arena. Nel 43° capitolo Ezechiele scrive: «Vidi la Gloria del Signore di Israele arrivare; il suo rumore era simile a grandi masse d'acqua, essa si posò molto dolcemente sulla Terra del Signore. E io vidi la Gloria del Signore riempire la sua Casa».L'area centrale del tempio coincide con la nave spaziale di Ezechiele, un elemento estremamente interessante, perché ci rivela che quella che Ezechiele definisce la "Gloria del Signore", vale a dire il velivolo il cui movimento produce un gran rumore e che riluce in un'aura luminosa, "entra" dall'alto del tempio per atterrarvi. Questa deve esser stata la scena a cui lui assistette. Si consideri inoltre che le misure interne dei suo tempio corrispondono esattamente al modello di nave spaziale a suo tempo elaborato da Blumrich, fatto certamente non casuale.Beier presume che tale struttura, quale che fosse il suo luogo di ubicazione, servisse come base logistica per le operazioni che un tempo gli extraterrestri conducevano sul nostro pianeta. Ciò non implica che costoro avessero di persona costruito il tempio, presumibilmente ne utilizzavano una preesistente struttura, adibita al culto, per i loro interessi. Questo, agli occhi delle popolazioni del posto, deve essere stato un evento di incredibile portata: gli "dei" erano di persona scesi dal cielo per prendere possesso del tempio che essi avevano edificato.
IL TEMPIO DI EZECHIELE, OGGI
Una cosa è certa: il tempio di cui Ezechiele parla non è affatto riconduci bile ad una semplice "visione", ma ad un qualcosa di realmente esistito: le misure da lui riferite sono esatte, risultano tra loro coerenti e descrivono nel loro complesso un grande edifico costruito in qualche regione del nostro pianeta intorno all'anno 580 a.C. Ma la domanda che si pone è: dove si trova attualmente questa struttura? Certamente non in Israele, non a Gerusalemme e forse neppure nel Medio Oriente, in quanto in tal caso essa sarebbe già stata scoperta. Il tempio oggi potrebbe apparire come un insieme di rovine cadenti, ma forse non del tutto distrutte. Il tipo di edificazione che si evince dalla ricostruzione di Beier fa pensare ad un complesso sito in qualche regione del Sud o del Centro America. Una simile scoperta avrebbe indubbiamente sensazionali implicazioni. E se il tempio veniva effettivamente usato dagli extraterrestri come base logistica, è possibile che nella sua zona di ubicazione ancora oggi siano reperibili resti delle strutture di ricovero dell'astronave, vale a dire delle vestigia di una tecnologia extraterrestre. In tal modo la ricerca dei tempio di Ezechiele potrà affermarsi come uno dei più straordinari ed importanti compiti per la futura paleoastronautica.
COLLEGAMENTO CON ALTRI CULTI CARGO
Un ulteriore esempio di culto cargo riguarda la Nuova Guinea, risale al 1929 ed è relativo ad un evento descritto molti anni più tardi da un indigeno.«Ero ancora un bambino - disse - mio padre mi aveva portato con sé ad una battuta di caccia e fu allora che incontrammo i primi uomini bianchi. Ero completamente sconvolto e presi a piangere: l'uomo era improvvisamente apparso davanti a me. Mai in vita mia avevo visto un simile essere. Da dove poteva essere venuto? Dal cielo o dal fiume? Eravamo letteralmente confusi».Un altro indigeno raccontò:«Nel nostro villaggio si sparse la voce che si erano abbattuti dei fulmini e noi pensammo che gli uomini bianchi fossero questi fulmini scaturiti dal cielo. Altri dissero che costoro erano "gli antenati ritornati dal regno dei morti". Quando qualche tempo dopo il primo aeroplano atterrò nella regione, fu il caos totale. Un'anziana donna raccontò che mentre "il grande uccello" stava atterrando, tutti gli indigeni si erano gettati al suolo, il volto coperto e che successivamente fuggirono, nascondendosi nel bosco; alcuni rimasero abbracciati gli uni agli altri, urlando per lo spavento: "Eravamo tutti in preda al panico, in quanto non capivamo cosa stesse accadendo».Nuova Guinea, anno 1928 dopo Cristo.Babilonia 584 prima di Cristo.I paralleli sono sin troppo evidenti, perché li si possa liquidare come semplici "coincidenze".

La Svezia apre i suoi archivi sugli UFO

L'apertura ufficiale al pubblico dello sconfinato archivio di Norrköping durante una mostra ufologica in Svezia.Oltre 18.000 casi ufologici svedesi, e migliaia di avvistamenti, rapporti e segnalazioni raccolte in Danimarca e nel resto del nord-europa, nonché micro film di casi americani.E' questo il bottino del "più grande archivio del mondo", come viene definito dal gruppo di ricerca UFO Sweden, sito in Via Ljura a Norrköping e che vedrà la sua apertura ufficiale al pubblico, sabato 9 maggio alle ore 14.30, durante una conferenza di presentazione tenuta da Håkan Blomqvist in occasione della rassegna ufologica organizzata proprio a Norrköping nel fine settimana.Gli Archivi per la Ricerca Ufologica (AFU) sono stati fondati in Svezia nel 1973 e ad oggi sono costituiti da circa 600 metri di scaffali contenenti libri, riviste, rapporti ufficiali, foto, video e testimonianze di ogni sorta.La storia dell'archivio e il catalogo di parte del materiale è disponibile sul sito ufficiale: www.afu.infoDurante l'evento di sabato a Norrköping, verranno mostrati diversi video di ufo su uno schermo gigante e spiegate al pubblico le foto che passeranno in slideshow. Sarà disponibile merchandising di ogni sorta, dai libri agli adesivi.Oltre alla presentazione dell'archivio dell'AFU, Clas Svahn presidente del gruppo UFO Sweden dalle 13.00 alle 14.00 parlerà del fenomeno ufo.L'orario di apertura della rassegna è dalle ore 12.00 alle 17.00 e l'ingresso costa 50 corone (circa 4,70 euro).
fonte: Terni in Rete

Sfera luminosa sulla Vallata del Setta (BO)


(Cliccare sull'immagine per ingrandire)

fonte: Centro Ricerche Ufo Liguria

Lo strano incontro a Clifton Bore, Australia, 1974

Il desolato, remoto Sturt Desert che si estende trai confini dell'Australia meridionale, del Nuovo Galles del Sud e del Queensland, fu lo scenario, a quanto si dice, di un bizzarro, inquietante incontro avvenuto nel 1974. Il testimone, "Ben", un ornitologo di Adelaide autore di numerosi libri su questo argomento, era in compagnia di un'amica, alla ricerca di fossili che abbondano in quel deserto australiano. La loro ubicazione esatta è Clifton Bore, nell'Australia del sud, 400 chilometri circa a nord-nord-ovest di Broken Hill, nel Nuovo Galles del Sud.Verso le 13,30 Ben si trovava a un chilometro e mezzo dalla sua station wagon. Aveva chiesto alla sua amica, che non era abituata a camminare su quel terreno, di tener d'occhio la macchina costantemente. A un certo punto Ben ebbe l'impressione che qualcuno lo osservasse. Improvvisamente due piccole creature, alte più o meno un metro, gli si avvicinarono. Kevin McNeil, autore di un articolo su quel caso, scrisse:"Quegli esseri erano umanoidi, ossia per molti aspetti simili agli esseri umani. Sembravano maschi, avevano i capelli corti pettinati in modo normale. […] indossavano abiti a pelle, argentei, simili a una tuta subacquea, apparentemente senza alcuna cucitura. Anche le loro facce non avevano niente di strano: apparivano leggermente abbronzati. La parte posteriore della testa, invece, era allungata. […] Le braccia erano decisamente più corte di quelle degli esseri umani."Quelle creature si esprimevano in una lingua incomprensibile, fatta di suoni brevi e secchi. Per quanto allarmato, Ben non ebbe la sensazione di essere in pericolo., e quando gli fecero cenno di seguirli non esitò neppure un momento. A una quindicina di metri da lì c'era un oggetto color argento, di un genere che non aveva mai visto in precedenza. Era a forma di hot dog e apparentemente non aveva né giunture né porte né finestre né sporgenze. Secondo Ben, era lungo poco meno di 8 metri e alto un metro circa. Al centro del velivolo si apriva il vano di una porta, e quelle creature lo spinsero a entrare. Ben si chinò per passare e, una volta dentro, si sentì assolutamente sconcertato. Con grande stupore, scoprì che l'interno era spazioso. "Ci si sarebbe potuta far entrare una corazzata a grandezza naturale", riferì al ricercatore. "Com'è possibile? È lungo quasi 8 metri e alto uno, lo so perché riuscivo a vedere al di sopra della cima, ma dentro era enorme… come se ogni idea di spazio non avesse più senso."All'interno c'erano una ventina di umanoidi simili ai primi, e almeno quattro erano donne, con i capelli più lunghi. Sembravano avere tutti la stessa età, e sui loro volti non c'erano rughe: si aveva l'impressione che la loro crescita si fosse fermata a poco più di un metro e l'invecchiamento a venticinque anni.Gli alieni offrirono a Ben una bevanda in un bicchiere color argento metallizzato. Ben avrebbe preferito non bere, ma era più intimorito dalle eventuali conseguenze di un suo rifiuto. Appena ebbe bevuto, svenne. Quando, in seguito, gli fu chiesto di descrivere il sapore di quella bevanda, non riuscì a paragonarlo a niente che conoscesse.Una volta recuperati i sensi, si scoprì disteso sul pavimento del velivolo. I due alieni erano ancora vicino a lui, ma in qualche modo capì che era stato "rifiutato". Rifletté che ciò forse era dovuto alla sua età (aveva 38 anni a quell'epoca) oppure a una malattia che manifestò in seguito. (Se questo fu il vero motivo, è interessante notare l'analogia con il rapimento di Alfred Burtoo ad Aldershot, in Inghilterra, nel 1983. Come ho raccontato in "Beyond Top Secret", Burtoo fu rifiutato da alieni di bassa statura che, dopo averlo esaminato, dissero che "era troppo vecchio e malato" per poter servire ai loro scopi. Burtoo, a quell'epoca, aveva quarant'anni più di Ben). Gli alieni continuavano a parlare tra loro, ma Ben sentì, telepaticamente, che "sapeva" cosa stava accadendo. "Non avvertiva alcuna ostilità nei propri confronti - riferì McNeil - e a differenza dei suoi due 'guardiani', gli altri membri dell'equipaggio non gli prestarono attenzione."I membri dell'equipaggio gli giravano attorno, accendendo e spegnendo luci. C'erano sette-otto schermi televisivi, che mostravano immagini sia all'interno che all'esterno, e su uno in particolare si scorgeva qualcosa di simile a dei motori, anche se Ben non riusciva a vederli materialmente. Sulla parete c'era anche un grande schermo simile a uno specchio, con immagini di puntini e girandole (forse galassie a forma di spirali?) e alcuni strani simboli che non riusciva a decifrare.Insieme ai suoi "guardiani", Ben camminò all'interno. In superficie, il pavimento era di un materiale metallico luccicante che non era né ruvido né scivoloso. L'atmosfera all'interno era normale: né lui né gli alieni avevano bisogno di apparecchiature per respirare. ben non sapeva come e non era in grado di capirlo, ma sentiva che gli alieni stessi erano in rado di spostarsi da un posto all'altro con la sola forza del pensiero.Ben rimase profondamente scioccato da ciò che vide poi: due bambine umane; una dimostrava dodici-tredici anni, l'altra otto-nove. Entrambe erano in una struttura che sembrava una gabbia."A questo punto della registrazione Ben, padre di cinque bambini, sembrava piuttosto sconvolto e incapace di descrivere la 'gabbia' in maniera corretta. […] Dichiarò che era 'pulita' e le due ragazzine sembravano in uno stato di trance. A quanto pareva, non capivano che cosa succedeva intorno a loro. Avevano molto spazio in quella 'gabbia', ma non si muovevano: stavano lì in piedi. Ben non sapeva se riuscissero a vederlo; in ogni caso, non diedero segni di averlo notato. Erano europee (ossia bianche) e vestite normalmente. Gli alieni continuavano a gironzolare, svolgendo i propri lavori abituali a bordo del velivolo, senza degnare le ragazzine della minima attenzione."Ben sentì che gli alieni progettavano di condurre le ragazzine nel proprio luogo di provenienza, così come sentì che, quanto a lui, era stato rifiutato perché non poteva essere loro utile in alcun modo.Ben si rese conto di una specie di ronzio, simile a quello di un motore, ma non riusciva a vedere da dove giungesse. Dato che si trovava proprio davanti alla porta aperta, approfittò dell'occasione. Scese dal velivolo e si trovò di nuovo nel deserto. Si allontanò senza fermarsi.Quando raggiunse la sua amica e la macchina, Ben apprese che era passata un'ora e mezzo da quando era partito alla ricerca dei fossili. "Scrisse le sue sensazioni nell'ora successiva al ritorno." - commentò McNeil.Durante l'intervista si riferiva costantemente a quegli appunti. Era particolarmente turbato dal ricordo delle bambine."Accadde realmente? Lo ritengo possibile, sia per quella sensazione di turbamento del testimone sia per i particolari che fornì, - fece notare McNeill - sfortunatamente c'è da aspettarsi che scettici e diffamatori 'di professione' si precipitino a rovesciare disprezzo e battute sul presunto testimone per mettere fine all'attività di contatto.""GLI UFO continuano a ignorare le dichiarazioni scientifiche concernenti la loro non-esistenza e ritornano costantemente, dai loro luoghi di provenienza, sulla Terra che noi conosciamo e crediamo di capire. […] Una ricerca obiettiva e scientifica potrebbe approfondire la conoscenza che l'uomo ha di se stesso, del proprio mondo e dell'universo in cui vive".
Tratto da"Base Terra" di Timothy Good

UFO su aeroporto a Mexico City


Il video girato da Daniel il 29 marzo 2009, mostra le immagini di un oggetto che galleggia sull'Aeroporto Internazionale di Città del Messico.
La cosa più sorprendente che ci sono movimenti erratici, cambia il suo percorso improvvisamente (vedere il filmato).
Riteniamo che non è qualcosa di comune, non sembra un elicottero o comunque un aereo convenzionale, ma sembra essere un disco volante, ma non del tutto da escludere altre opzioni.
Relazione Alfonso Salazar
Domenica 29 marzo presso l'Aeroporto Internazionale di Città del Messico, è stato avvistato un grande oggetto tubolare, parcheggiato ad un altezza approssimativa di 12.000 m.
Secondo la relazione di Ramiro Valencia (del personale aeroportuale) ha rilasciato una dichiarazione nella quale si fa riferimento all'avvistamento di un UFO che si sposta a zig-zag in svariati punti del cielo.
Testimonianza di Alfonso Salazar:
"Ho usato anche un potente binocolo. Beh, quando ho notato una zona che era attraversata da un Airbus A320 della Interjet, l'oggetto si è spostato nella parte inferiore a quella della traiettoria di volo dell'aereo, nella direzione opposta e girando intorno al proprio asse. Tenendo conto delle dimensioni degli aeromobili, credo che l'oggetto discoidale (metallico) misurava all'incirca 20 metri. Il tempo era abbastanza buono ".
Il sig. Ramiro Valencia ha avvistato e catturato in video un UFO di forma tubolare stazionante per circa tre ore su Mexico City.
fonte:Centro Ricerche Ufo Liguria

Avvistamento in Ucraina

Nell'ufologia alcune storie hanno dell'incredibile, non tanto per il soggetto che lo è per sua natura, quanto per i risvolti umani a volte veramente fuori dall ordinario. C'è chi darebbe qualunque cosa per avvistare il suo primo ufo, per poter "credere dopo aver visto" e c'è chi invece gli UFO se li vede sorvolare il tetto di casa praticamente tutti i giorni, tanto che ormai "ci ha fatto l'abitudine". E' proprio questo ciò che accade da oltre 13 anni nella cittadina ucraina di Varvarovka (nella regione della più grande città Dnipropetrovsk) .
Evidentemente nell'ultimo periodo gli avvistamenti si sono intensificati tanto da spingere i residenti a contattare un ufologo per indagare in modo più approfondito sul fenomeno.
E così armati di tutte le apparecchiature necessarie, tra cui l'indispensabile videocamera, sono arrivati i ricercatori guidati da Vladislav Kanuka, ufologo di lunga data ed esperienza in zona.
Il team non ha dovuto attendere a lungo per poter filmare un evento incredibile. Un oggetto volante non identificato, di forma circolare, luminoso e di colore rosato, ha compiuto una lenta traiettoria nel cielo, curvando fino ad atterrare nei pressi di un bosco vicino. Gli ufologi sbalorti dopo aver filmato l'evento, sono saltati sulle tre vetture a disposizione intenzionati ad trasformare l'avvistamento in un incontro ravvicinato del terzo tipo.

A quanto pare però questo desiderio non era reciproco e giunti nei pressi della zona, i motori di tutti e tre i veicoli hanno iniziato a malfunzionare fino a fermarsi del tutto lasciando le vetture impantanate nel fango e costringendo gli ufologi a rimandare la visita al giorno successivo.
La mattinata del giorno seguente però, giunti sul presunto luogo dell'atterraggio, non hanno trovato nulla di insolito con loro grande delusione.
Rimane però a ricordo dell'esperienza indimenticabile e soggetto per eventuali approfondimenti e visite future, un filmato inequivocabile.
Per quanto riguarda i residenti di Varvarovka, gli UFO ormai fanno parte dell'ambiente circostante come gli uccelli e le piante e hanno imparato a conviverci guardando queste manifestazioni con occhio più benevolo, forse anche perché a distanza di così tanti anni nessuna di esse ha causato loro danni di qualche tipo.
Fonte: Terni in Rete

Sollevato da un fascio di luce

tratto da un articolo curato da Tiziano Morresi
Il 13 settembre 1948, è la vigilia della ricorrenza di Santa Croce; Oristano è addobbata a festa per l’occasione, e sulla torre medievale della piazza centrale sono state disposte delle luminarie. Verso le ore 19, malgrado il sole sia appena tramontato, vi sono ancora eccellenti condizioni di luminosità, come è del resto tipico in Sardegna, ancora in quel periodo dell’anno- quando il giovane Madau -in ritiro spirituale presso il locale seminario diocesano, in attesa di fare le prime promesse dell’ordine francescano, cioè i voti, esce dal collegio, recitando il Rosario e, inoltratosi nell’orto del convento, prende il sentiero diretto a ponente [vedi disegno 1], uno dei tre percorsi dai quali esso all’epoca era attraversato. Qui egli dapprima si imbatte nel cane del guardiano, un vecchio animale, mezzo cieco, che prende a seguire il frate sino alla fine del vialetto, punto dell’orto coincidente, a sinistra, con l’angolo Nord dell’edificio conventuale, e delimitato poco più in là dal muro di cinta oltre il quale corre l’allora Strada Provinciale Cagliari Sassari, oggi sostituita dalla Superstrada. Fermatosi un istante, recitando la prima parte dell’Ave Maria, lo sguardo rivolto al cielo, ancora chiarissimo e privo di nubi- egli scorge verso ponente, un corpo mobile, dapprima scambiato per un volatile, in quanto pressoché puntiforme- che scende in picchiata in sua direzione, divenendo sempre più grande…
"In pochi secondi vidi una macchina assolutamente silenziosa e di forma stranissima che non avevo mai visto, e di cui non avevo mai sentito prima parlare (durante il periodo del ritiro spirituale o noviziato i seminaristi erano tenuti ad osservare l’isolamento totale rispetto il mondo esterno, lontani quindi da radio, giornali etc…NdR). All’inizio essa non planava parallela al suolo, ma piuttosto obliqua, di modo che arrivata all’altezza dell’edificio seminariale, potei vederne chiarissima la sagoma: era un disco volante color argento, a forma di campana. [vedi disegni 2 e 3] La cupola pareva essere di plastica trasparente, dato che notai distintamente all’interno la presenza di due uomini, bianchi, di aspetto giovanile. Il disco si fermò poco al di sopra di un albero, un Eucaliptus, disponendosi parallelamente al suolo: contemporaneamente si udirono delle gride convulse e disorientate di gente, provenienti dalla piazza del paese, la cui torre era stata illuminata per la festa, e dal vicino distretto militare: "E’ andata via la luce!", andavano a più riprese ripetendo.Le figure uscirono quindi all’esterno dell’oggetto, che era sospeso a poche decine di metri di distanza da me, ponendosi in piedi sulla sua piattaforma: erano uomini piuttosto alti, 1.90 o forse due metri, bellissimi, dal portamento nobile, e vestivano una specie di tuta argentea; incuriosito, feci loro un cenno di saluto, agitando il braccio, ed essi mi risposero sorridendo, invitandomi gestualmente così mi parve, ad avvicinarmi al loro disco: intendendo volessero portarmi via con loro, rifiutai. Ripeterono il loro invito più d’una volta, ma io non lo accolsi, conscio del fatto che il seguirli avrebbe significato per me l’impossibilità di divenire frate francescano. Quasi constatando il mio atteggiamento, le figure rientrarono nella loro macchina, la quale si dispose in assetto obliquo, mostrando la propria parte inferiore [vedi disegno 4]:fu in quel momento che notai la presenza di un’apertura circolare scura, al centro, e di una specie di struttura "a cingolo", o "cinghia" metallica, posta lungo la circonferenza esterna, che prese a muoversi, girando dapprima a scatti netti ed intermittenti, con un suono secco, simile a quello prodotto da una catena su di un ingranaggio- e poi sempre più velocemente.Di colpo il rumore cessò ed il disco dispostosi nel proprio primitivo assetto orizzontale, prese ad emettere a ‘raffica’, in rapida successione dall’apertura sottostante, degli stranissimi fasci di luce, di diverso colore, indipendenti l’uno dall’altro Si trattava di luce a settori, o ‘blocchi’, [vedi disegno 5] il cui aspetto cromatico cominciava dal viola, sfumava nel blu/celestino, quindi nel verde, nel giallo, nell’arancione, nel rosso e per ultimo nell’incolore: ebbi l’impressione che ognuno di essi ‘spingesse’ quello sottostante, ad un ritmo ininterrotto. Fra i vari ‘blocchi’, ognuno dei quali culminava in una di specie di divisione/strozzatura, che dava all’insieme un aspetto a ‘salsiccia’ vi era una zona acromatica di transizione. Il disco d’un tratto scomparve dal mio campo visivo ed io, cominciai a recepire la distinta sensazione, di un suono elettrico: uu-uu/uu-uu -che però si manifestava non a mezzo dell’udito, bensì nella parte superiore del cervello: mi sentivo leggero leggero, ondeggiante come un panno appeso ad un filo! Non vidi cosa stesse in quel momento capitando al cane.Forse l’oggetto in quel momento era sopra di me; di fatto comunque non lo vedevo più. Da quel momento il suono in questione si convertì in sensazione tattile ed avvertii qualcosa di simile a delle ‘dita elettriche’- che mi stava ‘rovistando’ nel cervello, insistendo particolarmente sul lobo sinistro: inizialmente la cosa era paragonabile ad un solletico, e ci fu una fase durante la quale fui, credo, assente come coscienza, rispetto ciò che avveniva: ecco perché a suo tempo avevo a voi proposto di venire sottoposto ad ipnosi regressiva. Mi risvegliai con una sensazione dolorosa: il ‘frugamento’ stava continuando ed io sentivo sempre più male. Fu a questo punto che cominciai a spaventarmi, pensando mi volessero acchiappare e portare via…Reagii allora ‘esclamando’ –nella mente: ‘No, non voglio!’, e con la mia coscienza di frate mi misi a pregare, ed invocai: ‘Madre mia, aiutami. Non voglio!’. Fu allora che sentii la voce di una donna, che rivolta a ‘qualcuno’, diceva, sia pur con poca convinzione: ‘Ma lasciatelo; lasciatelo stare’.La risposta a queste parole, fu data da un suono indistinto ed incomprensibile di ‘voci’ estremamente ‘accelerate’, che potrei paragonare a quello comunemente prodotto dal nastro di un registratore fatto procedere alla massima velocità. Lo scambio ‘verbale’ si protrasse per alcuni istanti, mentre io seguitavo a supplicare ‘Madre mia, aiutami’: si trattava però, voglio nuovamente precisare, di ‘voci’ e suoni a loro volta non provenienti dall’esterno, ma che io udivo dentro di me. Ad un determinato punto echeggiò nuovamente la stessa voce femminile, che chiara ed energica ingiunse: ‘Basta, lasciatelo!’. Il ‘rovistio’ cerebrale cessò di colpo, ed ebbi la sensazione di ‘scendere’, di lì a poco confermata dal mio battere i tacchi delle scarpe al suolo, come quando ti capita quando scendi da un gradino elevato. Fu allora che riaprii gli occhi e, voltatomi a sinistra, vidi il cane, ancora sospeso a mezz’ aria, il muso in alto, le gambe in posizione ‘fetale’, la coda infilata tra queste: lo vidi scendere lentamente a terra; arrivato a venti centimetri da terra, l’animale fece una caduta improvvisa.Per l’occasione constatai che il punto sul quale fummo ‘calati’ distava circa una decina di metri dal sentiero di ponente, ove inizialmente eravamo: ci trovavamo ora infatti sul sentiero centrale dell’orto. In quel preciso momento, quando appunto avevo ripreso coscienza, sentii i soldati del vicino distretto militare gridare: ‘E’ tornata la luce’; analoghe gride udii provenire dalla piazza del paese, che salutavano la riaccensione delle luminarie sulla torre; contemporaneamente sulla vicina Statale Cagliari Sassari, al di là del muro di cinta del Convento, le automobili si rimettevano in moto: per quale motivo esse si fossero fermate non sono in grado di dirlo. Era nel frattempo ormai divenuto buio, e mi riavviai verso casa: in quel mentre, ebbi la netta sensazione che sulla parte sinistra della testa, in corrispondenza della zona prefrontale e parietale mi avessero fatto una cucitura; quest’impressione durò qualche istante e poi svanì. Incontrati i miei compagni: stavano preparando canti e cerimonie per la festa del giorno dopo, e tentai di informarli di quanto mi era capitato, ma il tentativo fu inutile, in quanto, non appena ebbi abbozzato la descrizione dello strano oggetto che avevo visto, essi seccati per la mia intrusione, mi zittirono quasi insultandomi. Da allora tacqui per lungo tempo, nella convinzione che l’esperienza che quel giorno avevo vissuto, ben difficilmente avrebbe potuto essere resa nota."

Avvistamento vicino a Corinto

E' successo il 3 febbraio intorno alle 8.00 di mattina, nei pressi dell'istmo di Corinto che collega la penisola del Peloponneso alla Grecia. Uno dei testimoni intervistati dalla rivista greca "Espresso", che ha portato il fatto alla ribalta dei riflettori ellenici, il signor Patapios Palaiologou, un operaio di 42 anni, ha raccontato con dovizia di particolari tutte le fasi dell'avvistamento. Mentre accompagnava la figlia a scuola in auto, durante una giornata assolata e con un cielo completamente sgombro di nubi, il sig. Palaiologou ha notato qualcosa di strano nel cielo: "Ho visto un enorme oggetto stazionare nel cielo sopra alla collina opposta alla nostra zona di residenza. Non sembrava nulla che di ciò che avevo visto fino a quel momento. L'ho indicato a mia figlia che è rimasta perplessa quanto me e siamo scesi dalla macchina per osservarlo meglio. Era a circa 400 metri di altezza ed sarà stato largo quasi 300 metri di diametro. Sembrava come il pianeta Saturno, solo di colore metallico e con un anello rosso tutto intorno". Sembra che l'UFO sia rimasto sospeso in aria per circa 10 secondi finché il cerchio non ha iniziato a vibrare ad una velocità enorme, seguito dall'accensione di una grande luminescenza su un lato del velivolo, che dopo pochi secondi è sparito. "Sono confuso. - prosegue il testimone - Da una parte sono felice di aver assistito ad una cosa così insolita, dall'altra so che nessuno mi crederà mai". A quanto pare però la sua paura è infondata dato che l'ufficio di polizia locale ha ricevuto diverse segnalazioni analoghe, raccolte anche la settimana precedente, sempre nella stessa zona in occasione di un altro avvistamento.
fonte: www.terninrete.it

Il caso Ferri

Polcanto, nota località mugellana nel comune di Borgo San Lorenzo, nel 1984 fu teatro del caso - ben conosciuto negli ambienti ufologici - che coinvolse il signor Isidoro Ferri e il suo cane. Esattamente a tre chilometri dal paese, in via Tassaia, il signor Ferri, sua moglie, la figlia e il figlio, vivevano a "Villa La Radicchia", dove l’uomo era custode. Durante la notte fra il 9 e il 10 ottobre, verso le 3, una luce molto potente colpì la finestra della camera in cui il Ferri dormiva; siccome l’uomo non chiudeva mai gli scuretti e la finestra era priva di persiane e tende, il violento fascio di luce lo svegliò. Nella stessa stanza dormiva anche il figlio, il cui sonno non fu interrotto, mentre la moglie si trovava in un’altra camera per assistere la figlia, in quei giorni malata. Senza alzarsi dal letto Isidoro Ferri guardò fuori e vide sulla cima di una ripetta al di là di via Tassaia, quindi a circa quaranta metri di distanza, una sagoma dalle forme umane, eretta, piuttosto imponente, dalla cui testa (o casco) partiva il forte raggio luminoso. Dopo pochi istanti quella "presenza" sparì, e al suo posto apparve una strana sorgente di luce non perfettamente definita, di colore rosa e costituita da tre "getti luminosi" rivolti al suolo che sembravano originati da una "linea" scura orizzontale, al di sopra e a destra di cui però non si osservava niente a causa delle fronde degli alberi. Dopo un paio di minuti anche quel fenomeno svanì improvvisamente e al suo posto una diffusa luce bianchissima e abbagliante prese ad avanzare verso la villa illuminando a giorno la strada, gli alberi e il parco. Quando anche la facciata dell’immobile fu inondata dal bagliore, l’uomo, ormai intimorito, fece per avvicinarsi alla finestra, forse per chiudere almeno gli scuretti, ma a circa mezzo metro dall’apertura si sentì paralizzato, incapace di muoversi e di gridare. Subito dopo la luce si ritirò verso la zona da cui era scaturita, il Ferri poté riprendere il controllo dei propri movimenti e si avvicinò alla finestra. Una volta svanita la luce, nello stesso punto apparve una sfera di colore rosso "incandescente", dalle dimensioni di circa due o tre metri, la cui luminosità rimaneva confinata entro di essa, senza illuminare l'ambiente circostante. Proprio l'osservazione della sfera provocò al custode della villa un marcato fastidio agli occhi, tanto da non poterla fissare a lungo. Dopo pochi istanti comunque l’oggetto si sollevò e cominciò ad evoluire in direzione sud-ovest, risalendo la collina e sparendo dalla visuale al di là del crinale. Il cane non ha mai abbaiato durante l'evento, ma in seguito al presunto incontro ravvicinato si ammalò gravemente, iniziò a rifiutare il cibo e ben prestò mori. Il signor Ferri ha riferito di una sensazione di strano silenzio durante i cinque minuti totali del fenomeno. I carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione, trovarono in un prato poco sopra la zona dell’avvistamento tre depressioni circolari di circa dieci centimetri di diametro e tre di profondità disposte a triangolo . Non fu invece rilevata alcuna traccia di radioattività. Interessante il fatto che altri testimoni notarono quella notte una luce rossa in cielo.
Fonte: http://www.055news.it/notizia.asp?idn=5993

Un incontro ravvicinato in Sicilia

Un interessante caso di incontro ravvicinato indagato dal Centro Ricerche UFO di Messina
Il signor Giovanni L. domiciliato in una frazione di Barcellona P.G.(ME) Capo di prima classe della nostra marina militare, previo appuntamento lo incontriamo a casa sua dopo un buon caffe' ed un comprensibile imbarazzo . Racconta , con molta partecipazione , l'esperienza vissuta con tre amici (presenti al colloquio) nell'anno 1999 , appassionati cacciatori come lui. Essi recatisi nelle campagne di Mirto, in provincia di Messina appunto per la caccia ai cinghiali e appostatisi verso la 19,30, si preparano ad una lunga notte di attesa. Verso le 2,30 scorgono scendere in direzione di una radura, poco distante, un grande oggetto luminoso, che atterrando dietro gli alberi, si oscura. Interdetti, decidono di avvicinarsi e percorsi circa 150 metri, scorgono grazie alla flebile luce della luna, due piccole figure macrocefale, con lunghe braccia "correre" verso la loro direzione. Spaventati, sparano 3 colpi verso gli esseri, che colpiti, cadono in modo strano, come rimbalzassero. Improvvisamente, si accende tutto intorno, una luce bianca fortissima, accecante e sentono un fischio insopportabile, che pochi secondi dopo diventa un sibilo intenso.I testimoni sono terrorizzati, incapaci di capire cosa stia succedendo e dopo un paio di minuti (3-4 ) nella campagna cade il silenzio. A questo punto del racconto, i testimoni affermano di avere un buco nella memoria e nel tempo. Non ricordano piu' nulla. Credono aver perso i sensi. Hanno memoria di una forte sensazione di nausea e vomito, ma e' ormai giorno fatto. Quanto tempo e' passato ?Chiamano con i cellulari i familiari, che preoccupatissimi chiedono loro i motivi di questo prolungato silenzio. Infatti erano gia' le ore quindici del giorno seguente e i nostri testimoni alquanto malconci , si accorgono anche di avere le cartuccere vuote e i fucili scarichi. Una volta a casa, soffrono per due/tre giorni di una febbre altissima e vomito. I testimoni attualmente accusano un calo leggero della vista e qualche capello in meno. Non vanno piu' a caccia. Sono animalisti.
fonte: Centro Ricerche Ufologiche-Messina

L'avvistamento UFO da parte di piloti greci

E’ passato oltre un anno dall’evento, ma solo oggi i media nazionali in Grecia sono stati in grado di ottenere informazioni e stanno dando ampio risalto alla notizia, tenuta meticolosamente segreta dalle forze aeree militari greche e dall’aviazione civile, entrambi coinvolte nel bizzarro avvistamento avvenuto l’11 ottobre del 2007 alle ore 3.20 di notte.
E’ emersa la registrazione audio, in lingua originale, del dialogo tra il pilota dell’aereo di linea e la torre di controllo ed è stato addirittura reso pubblico il documento ufficiale che ordinava a due F-16 in dotazione all’aeronautica greca, di intercettare l’ufo.
Il tutto è cominciato quando il capitano del volo 266 della Olympic Airways diretto da Atene a Londra, ha notato uno strano oggetto muoversi in modo anomalo nella zona ovest di Atene.
L’oggetto era somigliava ad una stella, ma molto più grande e luminosa e cambiava continuamente la sua forma.
Nello stesso momento, anche i capitani di altri due voli della Olympic Airways, il 730 diretto a Kos e il 700 diretto a Rodi, hanno segnalato la stessa anomalia.
Il tutto è stato confermato anche dalla torre di controllo dell’aeroporto di Atene, i cui impiegati hanno potuto osservare di persona l’oggetto muoversi verso Karystos, una piccola città sull’isola di Eubea.
A quel punto l’aviazione civile ha pensato bene di contattare le forze aeree militari, che hanno però risposto di aver già avvistato l’oggetto, che viaggiava a velocità incredibile, dalla stazione radar del monte ateniese Parnitha.
Il presidio della stazione radar ha descritto l’ufo come grande, di forma insolita ed incredibilmente luminoso, nulla di riconducibile a mezzi aerei conosciuti. L’oggetto è anche stato fotografato dai militari della stazione ma ad oggi non sono state rese pubbliche le foto.
Due F-16 sono stati inviati per intercettare l’ufo, mentre le varie torri di controllo ne monitoravano la posizione e i movimenti.
A quel punto l’oggetto è letteralmente schizzato via ad una velocità impossibile e i caccia non sono stati in grado di identificarlo da vicino.
La cosa ancora più anomale è che mentre sia i membri dell’aeroporto di Athene che quelli della stazione radar hanno potuto osservare chiaramente l’oggetto in cielo, tanto da poter scattare fotografie, i radar non hanno registrato nulla.
I media greci, che ripropongono in questi giorni la notizia, pongono l’accento sul deplorevole tentativo di cover-up portato avanti dalle istituzioni locali, nel tentativo di insabbiare fino ad oggi la vicenda.
Addirittura, nonostante le conferme di 3 capitani di aerei di linea, delle torri di controllo e della stazione radar e nonostante l’impiego di due F-16 per intercettare l’oggetto, qualche esponente ufficiale del governo avrebbe asserito che si trattava semplicemente del piante Venere, scambiato per errore da tutti per un oggetto volante non identificato.
Se così fosse, vista l’esperienza e il ruolo delle persone coinvolte, questo sarebbe ancora più preoccupante che avere ufo alle porte di casa.
fonte: centroufologicotaranto.wordpress.com

Retroscena mitologici del fenomeno Abduction

Dal vecchio Testamento al Medio Evo. Una visione generale su manifestazioni apparentemente comuni.
Sono passati ormai oltre 57 anni da quando il fenomeno ufologico si manifestò pubblicamente di fronte agli occhi esterrefatti dei media mondiali.Il superamento del millennio ha lasciato studiosi e scettici di fronte alle stesse domande che si ponevano alla fine degli anni '40. Le nostre coscienze, la nostra tecnologia ed anche la rappresentazione che abbiamo di questo fenomeno sono però cambiate nel corso del tempo, quasi come se affianco alla nostra evoluzione se ne fosse palesata un'altra interiore, più celata, che ci ha permesso di prendere sempre più coscienza di un fenomeno fino ad allora ignorato. Sì, perché ormai sappiamo che il fenomeno ufologico non è patrimonio unico del XX secolo, e l'enorme mole di studi compiuti in questi sei decenni ha permesso di riacquisire e riosservare, in chiave critica, eventi legati al nostro passato evidenziando in molti casi palesi rassomiglianze, se non uguaglianze, con il fenomeno moderno.Se sei decenni di analisi ed avvistamenti ci hanno posti davanti a tante domande e a poche risposte, e hanno suscitato malumori creando fazioni opposte, atteggiamento questo tipico di ogni ambito in cui si impegna il genere umano, un fatto sembra però oggi essere incontrovertibile: quello che il fenomeno UFO esiste e persiste, ma soprattutto non è frutto della nostra immaginazione.L'aspetto centrale e fondante su cui non siamo riusciti ad addivenire ad una soluzione è la sua natura, o le sue molteplici origini, e le chiavi che potrebbero spiegare una presenza così massiva ed estesa nel tempo (probabilmente in un arco di quasi e forse oltre due millenni); dati che sembrano ancora sfuggirci.Se la soluzione sembra ancora distante, ed il contatto ancora impalpabile, la certezza che quasi sessant'anni di studi non siano riusciti a demistificare ed inficiare il fenomeno dovrebbero essere però sicuro sintomo del fatto che realmente qualcosa di anomalo interagisce con il nostro pianeta.Questo per acquietare il buon cuore di coloro che definendosi "scettici" hanno ad oggi cercato in ogni modo di razionalizzare e spiegare la natura stessa di queste manifestazioni.La ricerca ufologica non è una scienza, né un dogma di fede in cui accettare ad occhi chiusi ogni pretesa verità, atteggiamento in cui purtroppo però diversi personaggi sembrano rispecchiarsi. La ricerca ufologica è uno studio multidisciplinare, eclettico, eterogeneo e composito, una sorta di operazione di retroingegneria che dovrebbe permetterci di acquisire dati ed informazioni attraverso le osservazioni e le testimonianze dei soggetti che se ne sono detti testimoni e vittime.
I prodromi
L'aspetto mitologico del fenomeno abduction, che non implica unicamente e necessariamente una matrice fantastica alla sua origine bensì verosimilmente la traslitterazione di un avvenimento in termini e linguaggio propri della cultura o dell'individuo che lo vissero, sono stati sovente tralasciati dalla moderna ricerca del settore.La Parola "mito" dal greco "mithos", possiede come significato primitivo la valenza di narrazione, discorso, riferendosi appunto alla trasposizione di eventi che erano occorsi e che erano stati successivamente riportati oralmente e poi per iscritto.Solo in seguito il significato verrà modificato ed arricchito attribuendogli una tipologizzazione di stampo narrativo-fantastico ed identificando ed inserendo al suo interno racconti che avevano come protagonisti eroi, dei e Creature mitiche.Questo nostro testo vorrebbe proprio gettare le basi per il recupero e per una nuova comprensione di suddette tradizioni per riosservarle e ristudiarle alla luce del fenomeno ufologico. Si tratta di un compito estremamente arduo che prima di noi ha coinvolto decine di studiosi in tutto il mondo e che nei decenni sembra avere prodotto interessanti chiarimenti su determinati eventi del nostro passato.Se da una parte in epoca romana un Giulio Ossequente, nel suo "Il libro dei Prodigi", ci parla testualmente di "Clypei Ardentes" e di travi infuocate che solcavano i cieli dell'antica Roma, lasciandoci pochi dubbi sull'interpretazione di tali manifestazioni, è oltremodo più difficile rileggere sotto la stessa chiave tradizioni antiche in cui non sono presenti evidenti riferimenti ai meravigliosi prodigi cui l'uomo era stato fatto partecipe.Si potrà parlare anche di spiegazioni eziologiche, o di riadattamento di tali fatti all'interno di un'ottica ufologica, ma non possiamo né dobbiamo "mettere la testa sotto la sabbia" e non considerare quelli che possibilmente furono avvistamenti e contatti "ante litteram" con un fenomeno che si è reso manifesto, o di cui noi uomini abbiamo voluto prendere realmente coscienza, solo dal 1947 in poi.Gettando le basi per la nostra analisi "mitologica" del fenomeno Abduction non possiamo non iniziare da uno dei più importanti testi dell'umanità, il testo cardine per alcune tra le più importanti religioni moderne, il Vecchio Testamento.Attraverso una rilettura critica della Bibbia molti studiosi si sono trovati negli ultimi decenni davanti a quelle che potevano essere, o sembrare, descrizioni di eventi ufologici e contatti avvenuti nel passato più remoto dell'uomo. Eventi che pur se inseriti all'interno di un contesto religioso e dogmatico disponevano di notevoli similitudini con il fenomeno che studiamo.Nel testo biblico ci viene narrata la mistica ascesa al cielo del profeta Ezechiele collocando l'evento in un passato talmente remoto su cui non ci è possibile avere riferimenti precisi. La moderna ricerca sul tema ha identificato in tale narrazione la testimonianza ante litteram di un possibile caso ufologico.Ciò che fu narrato nel Libro di Ezechiele non si riferisce unicamente alla presunta manifestazione del "logos", l'essere divino, avvenuta per tramite di un carro luminoso disceso fino a Terra, ma soprattutto ci troviamo davanti ad un "contatto ravvicinato" con strane entità che sembrano governare tale struttura ed interagire con il profeta biblico.L'Antico Testamento ci descrive tale manifestazione divina in modo assai ambiguo, e le raffigurazioni classiche ci presentano sovente Dio, seduto su un trono di luce ed attorniato da angeli e cherubini, tutte rappresentazioni che sono però solo "interpretazioni" successive di ciò che Ezechiele poté effettivamente osservare.La moderna ricerca ufologica ci potrebbe altresì indicare in tale descrizione un possibile caso di incontro ravvicinato (del tipo IR3 e IR4) con entità aliene. Spiegazione eziologica o no che possa sembrare, ciò che viene narrato in questo antico testo risulta essere simile, se non speculare, a quanto narrato oggi dai soggetti presunti addotti, ovvero filtrato da una cultura, quella semitica del tempo, che non poteva che associare tale apparizione che aduna manifestazione divina, anche se la sua reale natura fosse stata ben diversa. Ezechiele non poteva altrimenti interpretare ciò che vide, e il suo contesto sociale, culturale e storico potevano unicamente condurlo a ritenere che ciò di cui era stato testimone fosse la presenza divina sulla Terra. Il tutto, ovviamente, ritenendo che il fatto sia avvenuto realmente.Di notevole interesse è inoltre la descrizione dei successivi eventi occorsi al profeta a seguito di tale "visione". Fu condotto su di una remota montagna in un luogo imprecisato ove si ritrovò cosciente ma in totale stato confusionale. Casi del genere non sono ignoti al mondo della psicologia o della psichiatria che, dal loro punto di vista, hanno in diverse occasioni affrontato il tema del misticismo associato a manifestazioni oggettive anomale e alla successiva ricaduta che un evento "particolare" poteva avere sulla mente di determinati individui.Un soggetto con forti predisposizioni al misticismo può facilmente interpretare un determinato fenomeno, che appunto potremmo definire anomalo cioè al di fuori di qualsiasi schema o convenzione normale, come frutto di un messaggio divino o di una diretta manifestazione dell'Essere supremo. Questi casi sono collocabili, e collocati, all'interno del variegato mondo delle patologie mentali e quindi prodotto e cagione di disturbi cognitivi o neurologici. Ma se un individuo totalmente normale, con nessuna nozione scientifica e tecnologica e ancor più collocato in un contesto storico estremamente distante dal nostro fosse venuto a contatto o avesse interagito con qualcosa di assolutamente sconosciuto e anomalo, come avrebbe potuto reagire?Verosimilmente rileggendo il tutto attraverso le proprie nozioni, la propria cultura e le proprie possibilità interpretative, possibilmente anche in chiave religiosa. Ezechiele potrebbe essere stato effettivamente testimone e vittima di qualcosa di ben tangibile ma allo stesso tempo di difficile interpretazione per il suo contesto storico e sociale, che poi sarebbe stato inevitabilmente reinterpretato attraverso la sua "forma mentis" e la sua formazione.Un salto temporale di oltre due millenni ci porta in un altro periodo storico estremamente interessante, ed altrettanto ricco di manifestazioni nomale, un periodo in cui le stesse manifestazioni sembreranno essere rappresentate nella loro accezione più negativa e più "maligna".Nel Medio Evo saranno proprio le strane ed inquietanti apparizioni di creature come gli "incubi" e i "succubi" a disturbare il sonno di ignari esseri umani.Esseri dalle fattezze antropomorfe, bassi e macrocefali, gli "incubi" ed i "succubi", narrano le leggende, erano "esseri demoniaci" che entravano nelle camere da letto di uomini e donne per accoppiarsi con loro o per sottoporli ad altrettanto enigmatiche attività. Patrimonio principalmente della "letteratura" del nord Europa, questi esseri sembravano essere in grado di rendere totalmente incapaci di controllare la propria volontà coloro che ne erano vittime, palesando allo stesso tempo atteggiamenti che sono oggi riscontrabili all'interno della letteratura sulle abduction.Il contesto socioculturale e religioso medioevale impose un certo "riserbo" su tali esperienze, oniriche o meno che debbano essere considerate, soprattutto per motivazioni che potevano addurre e portare ad accuse di stregoneria e di interazioni con il Maligno.Un mito come quello appena presentato lascia ovviamente pochi stralci interpretativi se non quelli che la mitografia stessa può presentarci ma se noi, come abbiamo appena detto, raffrontiamo tali narrazioni con le più recenti testimonianze di rapimento alieno vedremo nascere subito il dubbio se almeno in parte tali leggende non possano effettivamente aver preso spunto da ben più tangibili esperienze.Eziologia a parte, i resoconti testimoniali costituiscono un dato di fatto e documenti su cui poter esperire le proprie indagini.L'impressionante similarità che è rinvenibile a secoli di distanza può almeno palesarci il dubbio che una fenomenologia attigua si sia perpetuata nel corso dei secoli, un fenomeno che noi oggi identifichiamo con le abduction e che come nel caso di Ezechiele fu interpretato e filtrato da una cultura, quella medievale, che vide non più in Dio ma nel Maligno le manifestazioni di ciò che razionalmente non sapeva, né poteva, spiegarsi.
Da Vallée al folclore ufologico
Tra coloro che negli ultimi decenni di ufologia si sono distinti maggiormente per gli studi compiuti nei campi mitologici e folclorici del fenomeno UFO possiamo indicare sicuramente il noto studioso di origine francese Jacques Vallée, fisico ed esperto informatico.Vallée ha legato il proprio nome all'ufologia speculativa negli anni '60, '70 e '80 ma anche a quella sul campo attraverso numerosissime indagini compiute "in situ" per comprendere l'origine del fenomeno stesso.Assieme a studiosi come Thomas Ballard e Peter Rojcewicz, Vallee ha cercato di rilevare e localizzare temi rilevanti presenti nel folclore medievale, e nei secoli successivi, che potessero confutare o attestare una sorta di linea storica ininterrotta, un "continuum", riferito al fenomeno abduction.Lo studioso francese ha studiato centinaia di leggende e miti specifici presenti in tutte le culture del pianeta rinvenendo dati veramente eccezionali.Tra le più interessanti scoperte effettuate si spazia da resoconti di avvistamenti di strani oggetti nei cieli, campo di studi in cui oggi è principe la paleoastronautica (un tempo si suggerì di definirla "clipeologia"), ad esperienze che, come abbiamo sottolineato precedentemente, si collocano all'interno di scenari estremamente coerenti con gli attuali rapimenti alieni.Un esempio illuminante del materiale rinvenuto da Vallée lo possiamo trovare nel manoscritto autografo dell'arcivescovo di Lione Agobardo, datato 816 d.C., che prese posizione contro "marinai celesti" che infestavano i cieli della sua città sbarcando dalle nubi e saccheggiando frutteti e campi di frumento.Addirittura lo stesso Agobardo avrebbe salvato la vita a quattro persone sequestrate e poi rilasciate da questi. celesti "Silfi", indicati come colpevoli di avere rovinato i raccolti nei campi della zona: guarda caso, lo stesso fenomeno oggi indotto dall'attuale fenomeno dei "crop circles" .Quale migliore rappresentazione di un presunto rapimento e di contatti con un'altra civiltà?Lo stesso Agobardo, poi diventato Santo, nella stessa opera raccontò di come nell'VIII secolo il famoso cabalista Zedechia, sotto il regno di Pipino, avesse sostenuto che tutti gli elementi fossero abitati da esseri celesti definiti "Silfi" e di come lui stesso avesse chiesto loro di mostrarsi alle folle. Quando tale richiesta venne accontentata - i documenti recitano cosi - furono visti nei cieli prodigi e manifestazioni incredibili attraverso cui, per mezzo di "vascelli mirabili", i "Silfi" si palesarono.La cronaca continua affermando di come tali "manifestazioni pubbliche" avessero impaurito e destabilizzato le folle al punto tale da far imporre a Carlo Magno, e poi a Ludovico il Bonario, ammende a tutti i supposti "tiranni dell'aria" . Le ammende non servirono ed i Silfi continuarono a manifestarsi nei cieli e alla gente, addirittura iniziando a rapire persone. Quando però alcuni di questi esseri scesero al suolo con i loro "vascelli" la gente, esasperata a dismisura, catturò diversi tra loro e li portò al rogo o li fece annegare.Cronache, miti o leggende che siano queste narrazioni possiedono tutti i crismi della moderna letteratura ufologica e ci chiediamo come sia stato possibile inventarsi di sana pianta dati così dettagliati da somigliare in toto alle attuali testimonianze.Altri autori che hanno analizzato questi testi sono giunti a conclusioni simili alle nostre identificando chiare matrici ufologiche alla base delle suddette narrazioni. Ma i dati oggi in nostro possesso non si fermano a quanto detto fino ad ora anzi, come nel caso della mistica esperienza del profeta Ezechiele, possiamo risalire il nostro filo di Arianna ancora più addietro fino ad arrivare all'antica Grecia o al popolo ebraico.Gli ebrei furono soliti infatti chiamare gli esseri che erano tra gli angeli e gli uomini "Sadaim", mentre i greci (utilizzando lo stesso vocabolo greco ma aggiungendo alcune lettere) li conobbero come "Daimonias", demoni.Come non ricordare poi i Nephilim dell'antico testamento, scesi sulla Terra e accoppiatisi con le donne del nostro pianeta?Per gli antichi filosofi questi "demoni" si spostavano nell'aria nei modi più incredibili.Paracelso riteneva che questi misteriosi esseri che solcavano i cieli e si manifestavano a terra sui loro carri o vascelli fossero reali e non frutto delle paure umane.Unanimemente Plutarco riteneva che tali esseri, che definì "elementaria", fossero una via di mezzo tra esseri mortali ed esseri immortali .La cultura islamica ha l'equivalente di tutto questo nei "Jinn" (Geni).Diversi storici della scienza hanno ipotizzato che tra gli elementi che avrebbero potuto condurre alla possibile creazione o alla proliferazione di queste idee ci potesse essere la difficile transizione che l'uomo ha sempre subito nei confronti della religione, una transizione che imponeva di credere in esseri superiori come gli angeli o i demoni, ma non in altri esseri che potevano manifestarsi o interagire con gli uomini.Riteniamo che se tale spiegazione può essere al massimo delucidativa per alcuni casi non possa, né riesca, a coprire in toto quanto le cronache antiche ci hanno tramandato fino ad oggi a maggior ragione se raffrontato con l'attuale letteratura ufologica.Il sociologo americano Edward Tiryakian, della Duke University, nota gli importanti mutamenti che possono avvenire rispetto ad una stessa grammatica su simboli e concetti affermando: "...il prete tenderà a vedere la realtà invisibile in termini di forze personali (ad esempio bene e male o Dio e Satana) attraverso ciò che lui ritiene sia parte del rituale prescritto. Lo scienziato tenderà a vedere la stessa realtà in termini di forze impersonali come la gravitazione, i raggi, l'energia atomica attenendosi a ciò che ritiene oggettivo e sperimentale. Il mago vedrà invece la realtà invisibile sia nei termini personali del prete che in quelli impersonali dello scienziato." Quanto detto per affermare che differenti impostazioni mentali, differenti "culture" e differenti approcci possono alterare il significato ed il significante stesso dei termini o dei fatti che però, nella loro pura realtà, rimangono totalmente limpidi ed inalterabili.I maghi un tempo e gli scienziati oggi sono stati forse i primi a cercare di mettere ordine e di comprendere le vere matrici dietro a quelle "forze invisibili" oggetto di questo nostro testo. Attraverso percorsi diversi e con conclusioni contrastanti, entrambe le categorie hanno cercato di rispondere ad alcuni enigmi storici degli uomini.Lo stesso Vallée ha cercato di sollevare il velo che cottraddistinse il nostro passato alla ricerca di tali forze invisibili.Dopo le estensive e maniacali ricerche condotte nel folclore medievale e nella moderna casistica ufologica sempre Vallée ha ritenuto che qualcosa di realmente fisico sottintendesse tali tematiche e narrazioni. Pur attestandone la realtà l'unica conclusione cui questo autore giunge è che sempre un muro si ergerà davanti ai nostri studi e alla nostra comprensione, e non sarà mai possibile in effetti (soprattutto per ciò che riguarda il nostro passato) separare l'osservazione ed il fenomeno reale dall'interpretazione emozionale ed il vero collegamento tra fenomeni e fatti inusuali dalle alterazioni operate in conseguenza di questi dalla coscienza e dall'intelletto umano. Prima quindi di considerare il fenomeno abduction come "frutto dei disturbi dei nostri tempo", o come mero "prodotto del bombardamento mediatico" moderno consiglieremo a tutti coloro che si affacciano a tale fenomeno, o che se ne dicono scettici, di farlo con mente aperta e scevra da giudizi, ma allo stesso tempo osservando realmente il fenomeno e studiandolo nelle sue molteplici manifestazioni, ieri come oggi.
fonte: UFO Notiziario
 

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